“Vivere in catene”, gli abusi sulle persone con disturbi mentali

Emina Ćerimović di Human Rights Watch racconta a One Global Voice le ricerche condotte in 60 Paesi del mondo sullo “shackling” ossia l’impiego di misure costrittive come l’incatenamento e l’isolamento per “curare” le persone con disabilità psico-sociali. Lo stigma, il pregiudizio e l’assenza di servizi per la salute mentale contribuiscono alla diffusione di queste pratiche disumane. Un cambiamento concreto potrà avvenire solo modificando o implementando le leggi esistenti contro questo abuso, e superando i preconcetti nei confronti di chi soffre di disturbi mentali.

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Tosato, la solidarietà non è più un valore, ma noi andiamo avanti

Come operano i sistemi di accoglienza e i progetti che coinvolgono migranti richiedenti asilo o in attesa del permesso di soggiorno. In particolare persone con disabilità fisiche e problemi di salute mentale. L’importanza del rapporto di collaborazione tra cooperative e imprese che hanno bisogno di forza lavoro. Una nota di amarezza sul contesto sociale in cui le cooperative sociali si trovano a lavorare: “da anni accoglienza e solidarietà non sono più un valore ma noi continuiamo a seguire i nostri principi”.

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Le violenze e la vita di strada delle donne con disturbi mentali

Le donne affette da disabilità intellettiva costituiscono ancora, in molte società africane, uno dei gruppi più vulnerabili e stigmatizzati. Indifese e marginalizzate, molte di queste donne sono costrette a vivere per strada dove vengono aggredite e maltrattate. Per far fronte a questo, in vari Stati africani stanno emergendo associazioni specializzate nell’accoglienza e nella supervisione di persone con disturbi mentali e dei loro figli. È il caso delle associazioni Sauvons le reste in Burkina Faso e Action pour l’épanouissement des Femmes, des Démunies et des Jeunes Détenus (AFJD) in Camerun.

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“Senza titolo”, quelle parole dissolte nel vortice della depressione

Una poesia intitolata “Senza titolo”, perché di fronte alla depressione spesso mancano “le parole per dirlo”. Non solo il mondo circostante sembra dissolversi, ma le parole stesse si svuotano, non sembrano adeguate a descrivere il malessere che si prova. Questo il tema al centro della poesia di Alum Comfort Anne, giovane e talentuosa poetessa ugandese che, ispirata dalla sua esperienza personale, ci conduce con lei nel cuore di una notte dolorosa, in bilico tra il desiderio di vivere e quello di morire. La poetessa ci accompagna fino all’alba, con un richiamo finale ricco di speranza all’umana comprensione e solidarietà, perché “siamo tutti umani, alla fine”.

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“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, poeta slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi fesitval iin diverse nazioni. È co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, nonché membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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“Lasciata senza” nella caverna immaginaria della depressione

Akimana Divine è una poetessa ruandese, sostenitrice della cura della salute mentale e attivista per i diritti umani. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerose riviste e antologie. Il testo che pubblichiamo – “Lasciata senza” – ci porta in quell’immaginaria cava (come lei la presenta) che è la depressione: un luogo buio dove chi ne soffre si ritrova senza nulla tranne i propri fantasmi e le proprie paure. Divine ha vissuto periodi duri, prima come giovane ragazza bullizzata per il suo peso e poi come madre single abbandonata dal padre del suo bambino. La poesia è stata il conforto a tali esperienze dolorose e scrivere è stato per lei un modo per lottare contro il suo malessere.

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“La depressione di mia madre”, eredità di una notte di luna rossa

Carolyne M. Acen, in arte Afroetry, è una poetessa ugandese specializzata in Spoken word, scrittrice e counselor. Da anni dedica la sua vita all’arte poetica che per lei è diventata una forma di attivismo per portare a galla questioni e situazioni delicate e complesse: tra queste la condizione della donna e i condizionamenti e pregiudizi che derivano da una mentalità patriarcale e maschilista, non solo africana. In questo testo, “La depressione di mia madre”, esplora il tema del disagio psichico legato alla situazione familiare e, appunto, ad una forma di vita oppressa da condizionamenti sociali.

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Freshwater, spiriti ogbanje e metafisica dell’identità bordeline

Pubblicato in Italia dal Saggiatore con il titolo “Acquadolce”. Si tratta di un romanzo “insolito” e neanche di facile interpretazione per chi intende rimanere sulla superficie della parola. Invece Awaeke Emezi ci porta nel profondo della cultura Igbo e fa parlare attraverso la protagonista Ada, l’ogbanjo. Si tratta di uno spirito malevolo (o forse no?) che torna – in un ciclo infinito di nascite e morti – in un corpo umano per tormentarlo (o per fargli vedere cose sotto un altro aspetto).

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Nigeria, il problema del disagio mentale nella sanità locale

Il problema del disagio mentale in Nigeria è un argomento di cui si parla ancora a bassa voce ed è interpretato attraverso terribili pregiudizi. Secondo alcune stime, nel Paese il disturbo mentale colpisce fino al 30% della popolazione e le persone affette non si sentono tutelate dal punto di vista giuridico. In tal senso, in vari Paesi africani stanno emergendo degli approcci innovativi che attraverso l’impiego di social network e terapie di conversazione affrontano la questione e forniscono assistenza. Secondo l’OMS, nei Paesi a basso reddito si spendono 0,25 dollari a persona per la sanità mentale. Un sondaggio a cura di EpiAFRIC e Africa Polling Institute.

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