Arte

“Disordine mentale”, la generazione che sognava pace e libertà

“[…] pezzi di me sono ovunque… e ovunque… sono i loro nomi… quelli che hanno affrontato la morte e ancora respirano… quelli che hanno affrontato la morte e da allora hanno soffocato quelli come me… Eppure… Ovunque ci sono ancora sognatori e so che creeranno realtà che la mia mente non riesce ancora a comprendere… In fondo, anche i bambini nascono combattendo… resistendo… stringendo i pugni… allora brindiamo alla generazione che sognava una nazione migliore… sognava pace, giustizia e libertà…” Sono le parole di Rajaa Bushra dedicate ai giovani rivoluzionari sudanesi. Rivoluzione che nell’autrice – come in tanti come lei – ha provocato un trauma mai rimarginato.

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“Il mio male, il mio alter ego”, sola nel mondo contro la solitudine

Crystal (nome d’arte di Pana Magnoudéwa) è una slameuse togolese. Nei suoi versi dipinge le emozioni che può provare una persona affetta da patologie mentali. “Voglio sottolineare l’influenza del mondo esterno sulla salute mentale. Tutti possono contribuire alla guarigione di una persona che manifesta disturbi mentali cercando di ascoltare i suoi desideri, invece di voler sempre prendere decisioni al suo posto. Il mio testo è un invito a frequentare un malato di mente, augurandosi che lo sguardo che il mondo gli rivolge possa cambiare e diventare qualcosa di diverso dalla pietà”.

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Arteterapia per superare traumi. I casi RDC, Sierra Leone, Ruanda

In contesti volatili quali la regione del Nord Kivu, il Ruanda post-genocidio o la Sierra Leone, l’arte è stata impiegata da specialisti e operatori umanitari per trattare diverse condizioni di natura psichica. In molte zone del continente africano le persone affette da patologie mentali mancano di un supporto terapeutico effettivo. Questi individui rimangono soli nell’affrontare la malattia e costretti a combattere contro lo stigma giorno dopo giorno. È tuttavia provato come l’arteterapia possa supportare il trattamento di stress post-traumatico, depressione o nevrosi e sia da considerarsi un alleato valido durante il processo di guarigione.

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Applicare l’arte alla salute umana, una testimonianza africana

La musica ha sempre fatto parte della vita di Nsamu Moonga, giovane musicoterapeuta africano che oggi pratica a Boksburg, in Sudafrica. Appassionato e studioso di psicoterapia e musica, decide di mettere le sue competenze (e la sua vocazione) al servizio della comunità. Lavora con bambini e adolescenti a rischio, nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche. Convinto delle capacità curative e comunicative della musica in particolare, il suo lavoro unisce pratica e ricerca, dando spazio alle tradizioni musicali e culturali africane indigene, conscio delle varietà e della ricchezza presenti nel continente.

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Nobukho Nqaba e le performance dell’impermanenza e del viaggio

Quando si parla di migrazione non c’è nulla di certo, a volte neanche quando si arriverà e per quanto tempo ci si fermerà. L’arte di Nobukho Nqaba ci porta a questo: storie, visionarie o reali, di ciò che è transeunte, destinato a finire. Lei è nata in Sudafrica, a Butterworth, piccola cittadina rurale nella provincia di Eastern Cape. Ma già dall’età di sei anni, per vicende familiari, ha cominciato a sperimentare la migrazione interna. In questa intervista ci racconta cosa esprime attraverso performance – spesso con le famose “Ghana Must Go Home” – che la vedono quasi sempre anche all’interno della scena sperimentando ricerca di identità, solitudine, alterità.

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