“Mental Mess”, the generation that dreamed of peace and freedom

“[…] for pieces of me are everywhere… and in everywhere… are their names… the ones who faced death and still breathing… the ones who faced death and got the likes of me choking for air ever since… But yet… In everywhere, there are still dreamers I know will create realities my mind can’t yet comprehend… I mean, even babies are born fighting… resisting… hands in fists… so here is to the generation that dreamed of a better nation… dreamed of peace, justice and freedom…” Those are Rajaa Bushra’s words for the young sudanese revolutionaries. A revolution that in Rajaa – and many others – has brought a never healed trauma.

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“Disordine mentale”, la generazione che sognava pace e libertà

“[…] pezzi di me sono ovunque… e ovunque… sono i loro nomi… quelli che hanno affrontato la morte e ancora respirano… quelli che hanno affrontato la morte e da allora hanno soffocato quelli come me… Eppure… Ovunque ci sono ancora sognatori e so che creeranno realtà che la mia mente non riesce ancora a comprendere… In fondo, anche i bambini nascono combattendo… resistendo… stringendo i pugni… allora brindiamo alla generazione che sognava una nazione migliore… sognava pace, giustizia e libertà…” Sono le parole di Rajaa Bushra dedicate ai giovani rivoluzionari sudanesi. Rivoluzione che nell’autrice – come in tanti come lei – ha provocato un trauma mai rimarginato.

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Ghana, exorcisms and witch hunts. Stories from Witch Camps

Beliefs regarding supernatural powers and the ability to use them to harm others are extremely widespread in this West African country. Witchcraft in particular, which still today is not considered a superstition but a concrete possibility. The main victims are elderly women, usually widows and without protection. Just point the finger and accuse them of being the cause of an illness, of “bad luck” in business, of all sorts of things. They are often beaten and cases of lynching are not uncommon. For them there is only one choice: to flee and find refuge in isolated and remote villages. We visited four of them and collected testimonies from these women banned from society for committing “invisible crimes”.

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Ghana, esorcismi e caccia alle streghe. Storie dai “Witch Camps”

In questo Paese dell’Africa occidentale sono estremamente diffuse credenze che riguardano poteri soprannaturali e la capacità di farne uso per danneggiare gli altri. In particolare la stregoneria, che ancora oggi non viene considerata una superstizione ma una possibilità concreta. Ne fanno le spese donne anziane, di solito vedove e senza protezione. Basta puntare il dito e affermare che sono loro la causa di una malattia, della “sfortuna” negli affari, di ogni sorta di cose. Spesso vengono picchiate e non sono rari casi di linciaggio. Per loro c’è una sola scelta: fuggire e trovare rifugio in villaggi isolati e remoti. Ne abbiamo visitati quattro e raccolto testimonianze da queste donne bandite dalla società per aver commesso “reati invisibili”.

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Ghana, the solitude of the mentally ill in wards that were prisons

There are three such structures in the country. A 2012 law, which establishes, among other things, the decentralization of psychiatric services, has significantly reduced the number of patients and the problem of overcrowding. Today the number of beds exceeds the number of patients. However, there are still issues of abandonment and the stigma towards those with mental disorders. This investigation contains some stories of the guests of the oldest hospital (it dates back to 1906 and was in the beginning a prison) and the interview with the executive director of Mental Health Authority who also talks about the principle and reasons for the so-called “decolonizing mental health”.

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Ghana, la solitudine dei malati mentali in corsie che erano prigioni

Nel Paese esistono tre strutture di questo genere. Una legge del 2012, che stabilisce tra le altre cose il decentramento dei servizi psichiatrici, ha ridotto notevolmente il numero dei pazienti e il problema del sovraffollamento. Oggi addirittura i posti letto eccedono il numero dei pazienti. Permangono comunque questioni di abbandono e lo stigma nei confronti di chi manifesta disturbi mentali. In questa inchiesta alcune storie degli ospiti dell’ospedale più antico (risale al 1906 ed era in principio un istituto di pena) e l’intervista al direttore esecutivo della Mental Health Authority che parla anche del principio e delle ragioni della cosiddetta decolonizzazione della salute mentale.

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Gianromano Gnesotto, gli immigrati sono persone non problemi

Giornalista, scrittore, docente di Diritto delle Migrazioni nel Master di Bergamo, esperto di politiche migratorie ma anche una figura importante nell’opera pastorale della Fondazione Migrantes di cui per anni è stato direttore nazionale. Oggi ha assunto l’incarico a Padova. In questa intervista analizziamo la tematica dal punto di vista delle azioni concrete e delle narrazioni da ribaltare per riuscire a passare dall’escludente “extra” (extra comunitario) e dal “multi” (multiculturale, multireligioso…), che di fatto rappresenta già da tempo la realtà, all’uso del prefisso “inter” (interreligioso, intercomunitario…).

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Tosato, la solidarietà non è più un valore, ma noi andiamo avanti

Come operano i sistemi di accoglienza e i progetti che coinvolgono migranti richiedenti asilo o in attesa del permesso di soggiorno. In particolare persone con disabilità fisiche e problemi di salute mentale. L’importanza del rapporto di collaborazione tra cooperative e imprese che hanno bisogno di forza lavoro. Una nota di amarezza sul contesto sociale in cui le cooperative sociali si trovano a lavorare: “da anni accoglienza e solidarietà non sono più un valore ma noi continuiamo a seguire i nostri principi”.

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Modelli inclusivi in Kenya, le scuole inABLE per ciechi e ipovedenti

Circa un miliardo di persone nel mondo vivono con una qualche forma di disabilità e, secondo i dati della Banca Mondiale, l’80% si concentra nei cosiddetti Paesi in via di Sviluppo. Il 90% dei bambini con disabilità non riceve un’istruzione e non frequenta la scuola. Per affrontare questa problematica, inABLE ha strutturato un programma specifico per giovani studenti con disabilità visive chiamato “Computers-Labs-for-the-Blind”. Abbiamo intervistato Irene Mbari-Kirika, fondatrice e direttrice esecutiva dell’organizzazione no-profit, affrontando tra l’altro il tema dell’accessibilità digitale in vista della Inclusive Africa Conference 2020.

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Kenya, inABLE schools for the blind and visually impaired students

Approximately one billion people in the world live with some form of disability and around 80% is located in developing countries. 90% of children with disabilities do not receive an education or attend school. To tackle this problem, inABLE has structured a specific program for young students with visual disabilities called “Computers-Labs-for-the-Blind”. We interviewed Irene Mbari-Kirika, founder and executive director of the no profit organisation to address the issue of digital accessibility in view of the Inclusive Africa Conference 2020.

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Necklaces for the Headless, un libro contro i tabù sulla disabilità

Una bambina nata senza testa, il disgusto e la paura degli altri, la capacità di farsi strada nonostante la “diversità”, il talento che trova la strada per esprimesi. Attraverso un racconto un po’ paradossale, un po’ fantasy, la scrittrice ruandese Gabriella Emilie Afrika affronta la questione della disabilità, del disagio e del rifiuto che provoca negli altri e del bullismo. Un libro che è anche un modo per dare spazio alla rappresentazione della disabilità in letteratura e rompere i tanti tabù su questo tema. 

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Nobukho Nqaba e le performance dell’impermanenza e del viaggio

Quando si parla di migrazione non c’è nulla di certo, a volte neanche quando si arriverà e per quanto tempo ci si fermerà. L’arte di Nobukho Nqaba ci porta a questo: storie, visionarie o reali, di ciò che è transeunte, destinato a finire. Lei è nata in Sudafrica, a Butterworth, piccola cittadina rurale nella provincia di Eastern Cape. Ma già dall’età di sei anni, per vicende familiari, ha cominciato a sperimentare la migrazione interna. In questa intervista ci racconta cosa esprime attraverso performance – spesso con le famose “Ghana Must Go Home” – che la vedono quasi sempre anche all’interno della scena sperimentando ricerca di identità, solitudine, alterità.

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Nobukho Nqaba: impermanence and migration in performance art

When it comes to migration, nothing is certain: no one knows when he/she will arrive or how long he/she will stay. The art of Nobukho Nqaba tells us stories, both visionary and real, about what is transient, destined to end. Nobukho was born in Butterworth, a small rural city in South Africa’s  Eastern Cape. When she was six, she had to migrate within South Africa due to family issues. In this interview, she tells us about her performances that convey through her own body and presence – and often through the famous “Ghana must go home” – a sense of identiy, loneliness and otherness.

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Ghana: Botsyo, the paralympic athlete who defied the stigma

Raphael Botsyo Nkegbe is a Ghanaian para-athlete. He made proud his country with many achievements and he is the first ghanaian para-athlete to qualify for the paralympic games in Tokyo 2020 (postponed to 2021). He won the T54 World Wheelchair 100m race with a new personal best of 14.22s at the Desert Challenge Games in Arizona, USA. In this interview he talks about committment in sport, struggle in life, and happiness with a fantastic family.

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Ghana: Botsyo, il campione paralimpico che ha sfidato lo stigma

Raphael Botsyo Nkegbe è un atleta paralimpico ghanese, il primo del suo Paese a qualificarsi per i Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. In questa intervista ci racconta delle sue difficoltà cominciate quando, a cinque anni, ha contratto la poliomelite. Difficoltà superate grazie alla famiglia e allo sport. Soddisfazioni, vittorie, importanti qualificazioni hanno fatto di lui un modello per tanti giovani disabili. Ha fondato un club per atleti con disabilità e sulla scia del suo impegno ne sono sorti altri nel Paese. Si è sposato e ha tre figli: “volevo dimostrare che non è vero – come qui si dice – che da due persone disabili nascono figli con gli stessi problemi”.

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#Mymindourhumanity, campagna globale per ridurre lo stigma

Partita lo scorso anno, l’iniziativa – che dovrebbe avere un nuovo slancio quando passerà l’emergenza sanitaria globale – vuole rendere i giovani protagonisti nel diffondere un nuovo approccio alla questione della salute mentale, rompendo con le paure e le stigmatizzazioni. L’arte e altre forme di comunicazione possono essere un mezzo per lanciare messaggi di speranza ma anche di consapevolezza nelle comunità. Si tratta di una campagna istituzionale, ma che ha comunque messo in movimento molte realtà dal basso. Mentre ricerche mostrano che la malattia mentale è in aumento.

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Freshwater, spiriti ogbanje e metafisica dell’identità bordeline

Pubblicato in Italia dal Saggiatore con il titolo “Acquadolce”. Si tratta di un romanzo “insolito” e neanche di facile interpretazione per chi intende rimanere sulla superficie della parola. Invece Awaeke Emezi ci porta nel profondo della cultura Igbo e fa parlare attraverso la protagonista Ada, l’ogbanjo. Si tratta di uno spirito malevolo (o forse no?) che torna – in un ciclo infinito di nascite e morti – in un corpo umano per tormentarlo (o per fargli vedere cose sotto un altro aspetto).

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Nervous Conditions, sradicamento, patriarcato, cultura coloniale

Anche la migrazione al contrario può diventare fonte di sofferenza. E l’istruzione può essere un anelito che da sogno di affrancamento si trasforma in prigione.  Accade in Nervous Conditions, primo romanzo pubblicato in inglese (1988) da una donna nera zimbabweiana. L’anoressia di Nyasha è la forma di ribellione al padre, alla società in cui non riesce e vuole integrarsi. Il contatto con il mondo occidentale (siamo negli anni antecedenti l’indipendenza) l’ha cambiata per sempre. Tambu, la cugina, vuole solo studiare nella scuola della missione. Tranne poi scoprire che si sta lasciando imprigionare.

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