“Like a candle in the wind”, so we blow out the flame of our life

“It’s so difficult, this living thing / two decades sometimes / are more than one can bear”, this is the beginning of this moving poem composed about the sudden death of a very young and talented poet. It is the author herself to explain it, vangile gantsho, South African poet and healer who started to write and create at a young age and developed an interest into confessional and political writing. Although “some scars are too deep / even for poetry”, this poem enlightens the darkest emotions of the human soul that can lead to suicide, a choice no one should quickly label as coward and selfish, the author says.

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“Come una candela nel vento”, quel soffio sulla fiamma della vita

“È così difficile, questa cosa del vivere / due decenni a volte sono / più di quanto uno possa sopportare”, così inizia questo testo poetico, composto sull’onda della commozione per la morte di un giovanissimo e stimato poeta. Lo racconta l’autrice stessa, vangile gantsho, poetessa e guaritrice sudafricana che scrive fin dalla più tenera età, prediligendo l’approccio personale e politico. Sebbene ci siano “cicatrici troppo profonde persino per la poesia”, quest’opera illumina i sentimenti più bui dell’animo umano che portano al suicidio, una scelta che l’autrice invita a non giudicare frettolosamente come vigliacca ed egoista.

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“Vivere in catene”, gli abusi sulle persone con disturbi mentali

Emina Ćerimović di Human Rights Watch racconta a One Global Voice le ricerche condotte in 60 Paesi del mondo sullo “shackling” ossia l’impiego di misure costrittive come l’incatenamento e l’isolamento per “curare” le persone con disabilità psico-sociali. Lo stigma, il pregiudizio e l’assenza di servizi per la salute mentale contribuiscono alla diffusione di queste pratiche disumane. Un cambiamento concreto potrà avvenire solo modificando o implementando le leggi esistenti contro questo abuso, e superando i preconcetti nei confronti di chi soffre di disturbi mentali.

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L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie”. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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Gruppo R, inclusione e lavoro per immigrati e vittime di tratta

Andrea Rigobello e Alberto Bicciato della cooperativa Gruppo R di Padova (che opera nell’ambito del vasto Gruppo Polis), spiegano a One Global Voice il loro lavoro nel settore dell’inclusione sociale dei migranti e nel settore del lavoro con il gruppo occupazionale protetto. Storie e processi di inserimento sociale e lavorativo nella realizzazione di un percorso costruito insieme (con successi e a volte prove difficili) superando ed evitando regole rigide e non condivise.

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“Senza titolo”, quelle parole dissolte nel vortice della depressione

Una poesia intitolata “Senza titolo”, perché di fronte alla depressione spesso mancano “le parole per dirlo”. Non solo il mondo circostante sembra dissolversi, ma le parole stesse si svuotano, non sembrano adeguate a descrivere il malessere che si prova. Questo il tema al centro della poesia di Alum Comfort Anne, giovane e talentuosa poetessa ugandese che, ispirata dalla sua esperienza personale, ci conduce con lei nel cuore di una notte dolorosa, in bilico tra il desiderio di vivere e quello di morire. La poetessa ci accompagna fino all’alba, con un richiamo finale ricco di speranza all’umana comprensione e solidarietà, perché “siamo tutti umani, alla fine”.

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“No title”, when words dissolve in the whirlpool of deep depression

A poem entitled “No title”, because when one suffers from depression there seem to be no words to describe it. The world around seems to dissolve and words are deprived of their meaning and unfit to describe one’s feelings. This is the theme at the heart of the poem by Alum Comfort Anne, a young and talented Ugandian poet who has been inspired by her personal struggle with depression. She takes us in the middle of a stormy night, torn by the desire both to live and to die, until the break of dawn. The final verses convey not only the despair behind a suicide attempt but also the invincible faith in human solidarity and mutual support, because “we are all just human, anyway”.

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“La dépression c’est pour les blancs. Ici on l’appelle Folie”

Nanda est une artiste gabonaise singulièrement plurielle, poétesse Slameuse, chanteuse, Chroniqueuse médias et écrivaine. Elle est de celles qui osent croire au pouvoir de l’oralité, de la parole poétique rassembleuse, éveilleuse de rêves et d’une humanité meilleure. Elle a pris part à plusieurs festivals dans plusieurs pays du monde. Elle est aussi co-initiatrice du Collectif Slam Action du Maquis Bibliothèque et et Membre du collectif Kidikwa. Dans ce texte elle parle de la folie comme on l’entend en Afrique pas en Occident et raconte l’histoire d’une femme isolée et jugée à cause de l’amour d’une nuit. “Maladie Mentale”?/Le terme ne court pas les rues ici/C’est une friandise que mâchent les bouches intellectuelles/Ici on dit “Folie“.

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“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, poeta slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi fesitval iin diverse nazioni. È co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, nonché membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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“Left without”, a woman inside the imaginery cave of depression

Akimana Divine is a Rwandan poet, mental healthcare advocate and human rights activist. Her works have been published on numerous magazines and anthologies. The poem “Left without” allow us into that imaginery cave that is depression: a dark place where one is left without anything but his/her ghosts and fears. Divine has had her own hardships in life, first as a young girl being bullied for her weight and then as a single mother raising her boy alone. These painful experiences led her to find comfort in poetry and to write her own poems as a way of struggling against depression.

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