Etiopia, il conflitto sta aumentando i casi di disturbi mentali

In Etiopia, la guerra civile scoppiata nel 2020 sta provocando gravi conseguenze sulla vita della popolazione. Nelle regioni del Tigray, di Amhara e Afar, si stima che una vasta percentuale degli abitanti, soprattutto donne e bambini, soffrano di alterazioni psicologiche. Purtroppo, la guerra in corso ha danneggiato le strutture sanitarie, religiose e governative, che si occupavano della cura della popolazione. Si fa sempre più urgente il bisogno di creare spazi comunitari dedicati al trattamento dei disturbi psichici, nonché di formare adeguatamente il personale al supporto psicologico.

Leggi il seguito

“Il mio male, il mio alter ego”, sola nel mondo contro la solitudine

Crystal (nome d’arte di Pana Magnoudéwa) è una slameuse togolese. Nei suoi versi dipinge le emozioni che può provare una persona affetta da patologie mentali. “Voglio sottolineare l’influenza del mondo esterno sulla salute mentale. Tutti possono contribuire alla guarigione di una persona che manifesta disturbi mentali cercando di ascoltare i suoi desideri, invece di voler sempre prendere decisioni al suo posto. Il mio testo è un invito a frequentare un malato di mente, augurandosi che lo sguardo che il mondo gli rivolge possa cambiare e diventare qualcosa di diverso dalla pietà”.

Leggi il seguito

“Mon mal, mon alter ego”, seule dans le monde contre ma solitude

Crystal, de son vrai nom Pana Magnoudéwa, est une slameuse togolaise. Dans ses lignes elle peint les émotions que peut ressentir un patient avec des problèmes de détresse mentale. “Surtout j’ai voulu mettre l’accent sur l’influence du monde extérieur sur sa santé. Chacun peut contribuer à la guérison d’un malade mental en essayant d’être à l’écoute de ses envies au lieu de toujours vouloir prendre des décisions à sa place. Surtout pour que le regard du monde soit autre que de la pitié à son égard, mon texte est un appel à la convivence avec un malade mental”.

Leggi il seguito

“In questo nostro mondo” maestro di vanità e triste isolamento

“Nessun uomo è un’isola” recita un celebre verso del poeta inglese John Donne: siamo tutti legati a doppio filo tra noi in quanto umanità. Ma la società in cui l’uomo moderno ha organizzato le sue comunità tende all’esaltazione dell’individualismo al punto tale da spingere all’isolamento, soprattutto chi soffre della spietata pressione sociale. Questo il contesto della poesia dell’autore nigeriano Ayomide Inufin D’great, la cui parola cardine è “perdita”. Perdiamo la testa, l’energia, i valori fondamentali, la via maestra, e cerchiamo un appiglio nella vanità, nella decadenza che ci avviluppa e da cui – forse – possiamo ancora salvarci.

Leggi il seguito

“In This World of Ours” society teaches us vanity and isolation

“No man is an island” reads a renowned verse by the English poet John Donne: we are all part of something larger that is humanity. But modern communities are organized in societies that tend to highlight individualism up to the point of leading people to isolate, especially those who can hardly handle cruel social pressures. This is the context of Nigerian author Ayomide Inufin D’great’s poem, its key word being “loss”. We lose our head, our energy, our course, our core values; and we look for a foothold in vanity, in the decadence that envelops us and from which we can still – maybe- save ourselves.

Leggi il seguito

“Poetry, Pain, Blades And Grace” a night of silence and screams

Day follows night incessantly and with no mercy for those who don’t see the point of this alternation. Society crashes – with its questionable demands – the frailty of those who feel inadequate compared to the world around them and to others. When these feelings become overwhelming, there seems to be only a solution: suicide. But society labels and judges even this extrema ratio. So, in the words of Kenyan author Young Nino, what is left is “drinking your soul away” or anything that can soothe that pain “that takes away your will to live“.

Leggi il seguito

“Poesia, Dolore, Lame e Grazia” in una notte di urla e silenzio

I giorni e le notti si succedono gli uni alle altre continuamente, impietosamente per chi in questa alternanza non vede più un senso. La società schiaccia con le sue pretese discutibili le fragilità di chi ha in animo un costante senso di inadeguatezza verso il mondo, verso gli altri. Quando queste sensazioni si fanno insopprimibili, la soluzione sembra essere soltanto una, il suicidio, ma anche questa extrema ratio viene etichettata e rifiutata dalla società. E allora, nelle parole dell’autore keniota Young Nino, non rimane che annegare l’anima nell’alcol o in qualsiasi altra cosa offuschi quella sofferenza “che ti priva della voglia di vivere”.

Leggi il seguito

“The African Madman” who dines with dogs, mocked and alone

The unaware protagonist of these verses is described in three scenes: the place where he barely sleeps and eats, his weatherbeaten body, his condition as a prisoner of his own mental illness. Such a life is here described through the lenses of poetry to convey that same message that both scientific and artistic communities are spreading: mental health conditions must be destigmatized and people affected by them must be treated, instead of being socially isolated. In this concise and powerful poem, talented Ugandan author Amanya Aklam has managed to restore literary dignity to the life of a desperate man.

Leggi il seguito

“Il pazzo africano” che cena con i cani, deriso e solo nella malattia

Il protagonista inconsapevole di questi versi viene descritto in tre quadri: il luogo in cui dorme e si nutre malamente, il suo corpo piagato ed esposto alle intemperie, la sua condizione di prigioniero del suo stesso disturbo mentale. Una condizione, quella descritta qui in chiave poetica, che la comunità medico-scientifica ed anche artistica si sta impegnando a destigmatizzare in Africa, perché la malattia mentale sia oggetto di cure e non di isolamento sociale. In questa poesia, concisa e potente, il talentuoso autore ugandese Amanya Aklam riesce a donare dignità letteraria alla vita di un uomo disperato.

Leggi il seguito

Porto Alegre, ostacolare integrazione migranti incide sull’autostima

Anna Marchetto e Roberta Lorenzetto della Cooperativa Sociale Porto Alegre di Rovigo ci raccontano il loro approccio con immigrati, rifugiati e richiedenti asilo che manifestano disagi mentali, sociali e comportamentali. Come viene gestito il trauma del viaggio, il ruolo dell’intera equipe nel superamento delle difficoltà, in che modo le dipendenze possono compromettere la buona riuscita del processo di accoglienza e integrazione. E ancora, il comportamento della comunità nel processo di inclusione nel nostro Paese. Sono alcuni dei temi toccati nell’intervista, da cui emerge come sia importante un’impostazione interculturale per lavorare nel settore dell’accoglienza.

Leggi il seguito

Una pandemia di solitudine, silenziosa, soffocante e come la fame

“La lista mancante dell’OMS”” è un testo tratto da una raccolta dell’autore sudsudanese Mandela Matur, conosciuto come Ade, scritta durante la fase iniziale della diffusione del Covid-19. Lo sguardo si posa su quelle umane condizioni spesso avvolte nel silenzio dello stigma o dell’isolamento, e che ora più che mai si stanno accentuando. Uno stato mentale fragile diventa un fardello sempre più pesante da accettare e sostenere; aprirsi una breccia nella sofferenza per chiedere aiuto sembra un’azione oltre le proprie forze. La poesia di Ade svela ciò che si nasconde negli angoli più remoti della mente e ci sprona a non lasciarci colpire dai mali invisibili ma pervasivi dell’animo.

Leggi il seguito

A pandemic of solitude which is silent, suffocating and like hunger

“WHO has & WHO hasn’t!” is a poem selected from a collection by South Sudanese author Mandela Matur, known as Ade, written during the first phase of the spread of Covid-19. The poem deals with those human conditions often hidden behind the silence produced by stigma or isolation, and that have been aggravated by the present situation. A frail mental health becomes a heavier burden to carry and accept; reaching out one’s hand through the fog of pain to ask for help seems to be beyond one’s power. Ade’s poem unveils what lay hidden in the corners of the mind and encourages us not to let these invisible and pervasive malaises strike us.

Leggi il seguito

Abigail George, when the word confronts the darkness of paranoia

“Please help revise the jalapeños and Theodore Roethke” is the title of this poem that introduces us into an unusual yet familiar world. It is a wild territory where reality and dreams meet, where everyday elements remind us of their symbolic dimension and where the voices in our heads start a dialogue with the voices of authors whose books we have read or composers whose music we have listened to. Far from being a mere juxtaposition of images and sounds, Abigail George’s is an accurately structured poem that reveals the struggle for mental well-being and for becoming an independent, emotionally stable woman.

Leggi il seguito

Abigail George, quando la parola affronta il buio della paranoia

Per favore, aiutatemi a correggere i jalapeños e Theodore Roethke è il titolo di questa poesia che ci conduce in un mondo tanto inconsueto quanto familiare. Si tratta di un territorio selvaggio dove la realtà e il sogno si incontrano: gli elementi del nostro quotidiano ci rammentano della loro dimensione simbolica e le voci nelle nostre teste dialogano con le voci degli autori che abbiamo letto e dei compositori di cui abbiamo ascoltato le musiche. Lungi dall’essere una mera giustapposizione di immagini e suoni, quella di Abigail George è una poesia accuratamente strutturata che rivela con tatto e chiarezza la lotta per raggiungere l’equilibrio mentale e diventare una donna indipendente ed emotivamente stabile.

Leggi il seguito

“Andolo, the Talented Albino”, an interview with author Nsah Mala

In the African continent, hostility and discrimination against people with albinism are widely spread. In order to celebrate albinos and help overcome stigma, more and more authors have been writing and publishing stories about this issue. Such is the case of “Andolo: the Talented Albino“, a children’s book written by Cameroonian author Nsah Mala. As detailed in the interview by Pina Piccolo of The Dreaming Machine, the author was inspired by the experience of his relatives to tell the engaging story of a child with albinism, with the aim of entertaining and educating his young readers.

Leggi il seguito

“Morte in vita”, un’esistenza con la tristezza intessuta nelle ossa

One Global Voice raggiunge il Botswana con questa poesia dedicata alla fatica di vivere. Quando non è impegnata nel suo lavoro, Maipelo M Zambane si dedica alla lettura e soprattutto alla scrittura: tiene un profilo molto attivo su Twitter e collabora alla rivista digitale Afrolutionist, che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo inclusivo in Africa e nella diaspora africana attraverso la prospettiva dei diritti umani. “Non ricordo il giorno in cui ho smesso di abbracciare la speranza”, così si chiude questo doloroso pezzo dalla sua recente raccolta Life and Everything in Between.

Leggi il seguito

“Living Death”, a hopeless life with sadness weaved into the bones

One Global Voice reaches Botswana with this poem dedicated to the fatigue of living. When not engaged in her work, Maipelo M Zambane dedicates herself to reading and above all to writing: she keeps a very active profile on Twitter and collaborates with the digital magazine Afrolutionist, which aims to contribute to inclusive development in Africa and in the African diaspora through the perspective of human rights. “I don’t remember the day i stopped embracing hope,” thus ends this painful piece from her recent Life and Everything in Between collection.

Leggi il seguito

“Like a candle in the wind”, so we blow out the flame of our life

“It’s so difficult, this living thing / two decades sometimes / are more than one can bear”, this is the beginning of this moving poem composed about the sudden death of a very young and talented poet. It is the author herself to explain it, vangile gantsho, South African poet and healer who started to write and create at a young age and developed an interest into confessional and political writing. Although “some scars are too deep / even for poetry”, this poem enlightens the darkest emotions of the human soul that can lead to suicide, a choice no one should quickly label as coward and selfish, the author says.

Leggi il seguito

“Come una candela nel vento”, quel soffio sulla fiamma della vita

“È così difficile, questa cosa del vivere / due decenni a volte sono / più di quanto uno possa sopportare”, così inizia questo testo poetico, composto sull’onda della commozione per la morte di un giovanissimo e stimato poeta. Lo racconta l’autrice stessa, vangile gantsho, poetessa e guaritrice sudafricana che scrive fin dalla più tenera età, prediligendo l’approccio personale e politico. Sebbene ci siano “cicatrici troppo profonde persino per la poesia”, quest’opera illumina i sentimenti più bui dell’animo umano che portano al suicidio, una scelta che l’autrice invita a non giudicare frettolosamente come vigliacca ed egoista.

Leggi il seguito

“Vivere in catene”, gli abusi sulle persone con disturbi mentali

Emina Ćerimović di Human Rights Watch racconta a One Global Voice le ricerche condotte in 60 Paesi del mondo sullo “shackling” ossia l’impiego di misure costrittive come l’incatenamento e l’isolamento per “curare” le persone con disabilità psico-sociali. Lo stigma, il pregiudizio e l’assenza di servizi per la salute mentale contribuiscono alla diffusione di queste pratiche disumane. Un cambiamento concreto potrà avvenire solo modificando o implementando le leggi esistenti contro questo abuso, e superando i preconcetti nei confronti di chi soffre di disturbi mentali.

Leggi il seguito

L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie“. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

Leggi il seguito

Gruppo R, inclusione e lavoro per immigrati e vittime di tratta

Andrea Rigobello e Alberto Bicciato della cooperativa Gruppo R di Padova (che opera nell’ambito del vasto Gruppo Polis), spiegano a One Global Voice il loro lavoro nel settore dell’inclusione sociale dei migranti e nel settore del lavoro con il gruppo occupazionale protetto. Storie e processi di inserimento sociale e lavorativo nella realizzazione di un percorso costruito insieme (con successi e a volte prove difficili) superando ed evitando regole rigide e non condivise.

Leggi il seguito

“Senza titolo”, quelle parole dissolte nel vortice della depressione

Una poesia intitolata “Senza titolo”, perché di fronte alla depressione spesso mancano “le parole per dirlo”. Non solo il mondo circostante sembra dissolversi, ma le parole stesse si svuotano, non sembrano adeguate a descrivere il malessere che si prova. Questo il tema al centro della poesia di Alum Comfort Anne, giovane e talentuosa poetessa ugandese che, ispirata dalla sua esperienza personale, ci conduce con lei nel cuore di una notte dolorosa, in bilico tra il desiderio di vivere e quello di morire. La poetessa ci accompagna fino all’alba, con un richiamo finale ricco di speranza all’umana comprensione e solidarietà, perché “siamo tutti umani, alla fine”.

Leggi il seguito

“No title”, when words dissolve in the whirlpool of deep depression

A poem entitled “No title”, because when one suffers from depression there seem to be no words to describe it. The world around seems to dissolve and words are deprived of their meaning and unfit to describe one’s feelings. This is the theme at the heart of the poem by Alum Comfort Anne, a young and talented Ugandian poet who has been inspired by her personal struggle with depression. She takes us in the middle of a stormy night, torn by the desire both to live and to die, until the break of dawn. The final verses convey not only the despair behind a suicide attempt but also the invincible faith in human solidarity and mutual support, because “we are all just human, anyway”.

Leggi il seguito

“La dépression c’est pour les blancs. Ici on l’appelle Folie”

Nanda est une artiste gabonaise singulièrement plurielle, poétesse Slameuse, chanteuse, Chroniqueuse médias et écrivaine. Elle est de celles qui osent croire au pouvoir de l’oralité, de la parole poétique rassembleuse, éveilleuse de rêves et d’une humanité meilleure. Elle a pris part à plusieurs festivals dans plusieurs pays du monde. Elle est aussi co-initiatrice du Collectif Slam Action du Maquis Bibliothèque et et Membre du collectif Kidikwa. Dans ce texte elle parle de la folie comme on l’entend en Afrique pas en Occident et raconte l’histoire d’une femme isolée et jugée à cause de l’amour d’une nuit. “Maladie Mentale”?/Le terme ne court pas les rues ici/C’est une friandise que mâchent les bouches intellectuelles/Ici on dit “Folie“.

Leggi il seguito

“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi festival iin diverse nazioni. Co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

Leggi il seguito

“Left without”, a woman inside the imaginery cave of depression

Akimana Divine is a Rwandan poet, mental healthcare advocate and human rights activist. Her works have been published on numerous magazines and anthologies. The poem “Left without” allow us into that imaginery cave that is depression: a dark place where one is left without anything but his/her ghosts and fears. Divine has had her own hardships in life, first as a young girl being bullied for her weight and then as a single mother raising her boy alone. These painful experiences led her to find comfort in poetry and to write her own poems as a way of struggling against depression.

Leggi il seguito

“Lasciata senza” nella caverna immaginaria della depressione

Akimana Divine è una poetessa ruandese, sostenitrice della cura della salute mentale e attivista per i diritti umani. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerose riviste e antologie. Il testo che pubblichiamo – “Lasciata senza” – ci porta in quell’immaginaria cava (come lei la presenta) che è la depressione: un luogo buio dove chi ne soffre si ritrova senza nulla tranne i propri fantasmi e le proprie paure. Divine ha vissuto periodi duri, prima come giovane ragazza bullizzata per il suo peso e poi come madre single abbandonata dal padre del suo bambino. La poesia è stata il conforto a tali esperienze dolorose e scrivere è stato per lei un modo per lottare contro il suo malessere.

Leggi il seguito

“La depressione di mia madre”, eredità di una notte di luna rossa

Carolyne M. Acen, in arte Afroetry, è una poetessa ugandese specializzata in Spoken word, scrittrice e counselor. Da anni dedica la sua vita all’arte poetica che per lei è diventata una forma di attivismo per portare a galla questioni e situazioni delicate e complesse: tra queste la condizione della donna e i condizionamenti e pregiudizi che derivano da una mentalità patriarcale e maschilista, non solo africana. In questo testo, “La depressione di mia madre”, esplora il tema del disagio psichico legato alla situazione familiare e, appunto, ad una forma di vita oppressa da condizionamenti sociali.

Leggi il seguito

“My mother’s depression”, inherited on the night of the blood moon

Carolyne M. Acen, aka Afroetry, is a Ugandan Spoken word poet, writer and counselor. She has dedicated her life to poetry, which for her has become a form of activism to raise consciousness about delicate and complex issues: among these the condition of women, the search for freedom and all the prejudices coming from a patriarchal and macho mentality, not only African one. In this text, “My mother’s depression” she explores the theme of psychological distress linked to the family situation and, in fact, to a form of life oppressed by social constraining.

Leggi il seguito