Una pandemia di solitudine, silenziosa, soffocante e come la fame

“La lista mancante dell’OMS”” è un testo tratto da una raccolta dell’autore sudsudanese Mandela Matur, conosciuto come Ade, scritta durante la fase iniziale della diffusione del Covid-19. Lo sguardo si posa su quelle umane condizioni spesso avvolte nel silenzio dello stigma o dell’isolamento, e che ora più che mai si stanno accentuando. Uno stato mentale fragile diventa un fardello sempre più pesante da accettare e sostenere; aprirsi una breccia nella sofferenza per chiedere aiuto sembra un’azione oltre le proprie forze. La poesia di Ade svela ciò che si nasconde negli angoli più remoti della mente e ci sprona a non lasciarci colpire dai mali invisibili ma pervasivi dell’animo.

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A pandemic of solitude which is silent, suffocating and like hunger

“WHO has & WHO hasn’t!” is a poem selected from a collection by South Sudanese author Mandela Matur, known as Ade, written during the first phase of the spread of Covid-19. The poem deals with those human conditions often hidden behind the silence produced by stigma or isolation, and that have been aggravated by the present situation. A frail mental health becomes a heavier burden to carry and accept; reaching out one’s hand through the fog of pain to ask for help seems to be beyond one’s power. Ade’s poem unveils what lay hidden in the corners of the mind and encourages us not to let these invisible and pervasive malaises strike us.

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Abigail George, when the word confronts the darkness of paranoia

“Please help revise the jalapeños and Theodore Roethke” is the title of this poem that introduces us into an unusual yet familiar world. It is a wild territory where reality and dreams meet, where everyday elements remind us of their symbolic dimension and where the voices in our heads start a dialogue with the voices of authors whose books we have read or composers whose music we have listened to. Far from being a mere juxtaposition of images and sounds, Abigail George’s is an accurately structured poem that reveals the struggle for mental well-being and for becoming an independent, emotionally stable woman.

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Abigail George, quando la parola affronta il buio della paranoia

Per favore, aiutatemi a correggere i jalapeños e Theodore Roethke è il titolo di questa poesia che ci conduce in un mondo tanto inconsueto quanto familiare. Si tratta di un territorio selvaggio dove la realtà e il sogno si incontrano: gli elementi del nostro quotidiano ci rammentano della loro dimensione simbolica e le voci nelle nostre teste dialogano con le voci degli autori che abbiamo letto e dei compositori di cui abbiamo ascoltato le musiche. Lungi dall’essere una mera giustapposizione di immagini e suoni, quella di Abigail George è una poesia accuratamente strutturata che rivela con tatto e chiarezza la lotta per raggiungere l’equilibrio mentale e diventare una donna indipendente ed emotivamente stabile.

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“Andolo, the Talented Albino”, an interview with author Nsah Mala

In the African continent, hostility and discrimination against people with albinism are widely spread. In order to celebrate albinos and help overcome stigma, more and more authors have been writing and publishing stories about this issue. Such is the case of “Andolo: the Talented Albino“, a children’s book written by Cameroonian author Nsah Mala. As detailed in the interview by Pina Piccolo of The Dreaming Machine, the author was inspired by the experience of his relatives to tell the engaging story of a child with albinism, with the aim of entertaining and educating his young readers.

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Morte in vita, un’esistenza dove la tristezza è intessuta nelle ossa

One Global Voice raggiunge il Botswana con questa poesia dedicata alla fatica di vivere. Quando non è impegnata nel suo lavoro, Maipelo M Zambane si dedica alla lettura e soprattutto alla scrittura: tiene un profilo molto attivo su Twitter e collabora alla rivista digitale Afrolutionist, che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo inclusivo in Africa e nella diaspora africana attraverso la prospettiva dei diritti umani. “Non ricordo il giorno in cui ho smesso di abbracciare la speranza”, così si chiude questo doloroso pezzo dalla sua recente raccolta Life and Everything in Between.

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Living Death, a hopeless life with sadness weaved into the bones

One Global Voice reaches Botswana with this poem dedicated to the fatigue of living. When not engaged in her work, Maipelo M Zambane dedicates herself to reading and above all to writing: she keeps a very active profile on Twitter and collaborates with the digital magazine Afrolutionist, which aims to contribute to inclusive development in Africa and in the African diaspora through the perspective of human rights. “I don’t remember the day i stopped embracing hope,” thus ends this painful piece from her recent Life and Everything in Between collection.

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“Like a candle in the wind”, so we blow out the flame of our life

“It’s so difficult, this living thing / two decades sometimes / are more than one can bear”, this is the beginning of this moving poem composed about the sudden death of a very young and talented poet. It is the author herself to explain it, vangile gantsho, South African poet and healer who started to write and create at a young age and developed an interest into confessional and political writing. Although “some scars are too deep / even for poetry”, this poem enlightens the darkest emotions of the human soul that can lead to suicide, a choice no one should quickly label as coward and selfish, the author says.

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“Come una candela nel vento”, quel soffio sulla fiamma della vita

“È così difficile, questa cosa del vivere / due decenni a volte sono / più di quanto uno possa sopportare”, così inizia questo testo poetico, composto sull’onda della commozione per la morte di un giovanissimo e stimato poeta. Lo racconta l’autrice stessa, vangile gantsho, poetessa e guaritrice sudafricana che scrive fin dalla più tenera età, prediligendo l’approccio personale e politico. Sebbene ci siano “cicatrici troppo profonde persino per la poesia”, quest’opera illumina i sentimenti più bui dell’animo umano che portano al suicidio, una scelta che l’autrice invita a non giudicare frettolosamente come vigliacca ed egoista.

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“Vivere in catene”, gli abusi sulle persone con disturbi mentali

Emina Ćerimović di Human Rights Watch racconta a One Global Voice le ricerche condotte in 60 Paesi del mondo sullo “shackling” ossia l’impiego di misure costrittive come l’incatenamento e l’isolamento per “curare” le persone con disabilità psico-sociali. Lo stigma, il pregiudizio e l’assenza di servizi per la salute mentale contribuiscono alla diffusione di queste pratiche disumane. Un cambiamento concreto potrà avvenire solo modificando o implementando le leggi esistenti contro questo abuso, e superando i preconcetti nei confronti di chi soffre di disturbi mentali.

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