Porto Alegre, ostacolare integrazione migranti incide sull’autostima

Anna Marchetto e Roberta Lorenzetto della Cooperativa Sociale Porto Alegre di Rovigo ci raccontano il loro approccio con immigrati, rifugiati e richiedenti asilo che manifestano disagi mentali, sociali e comportamentali. Come viene gestito il trauma del viaggio, il ruolo dell’intera equipe nel superamento delle difficoltà, in che modo le dipendenze possono compromettere la buona riuscita del processo di accoglienza e integrazione. E ancora, il comportamento della comunità nel processo di inclusione nel nostro Paese. Sono alcuni dei temi toccati nell’intervista, da cui emerge come sia importante un’impostazione interculturale per lavorare nel settore dell’accoglienza.

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Una pandemia di solitudine, silenziosa, soffocante e come la fame

“La lista mancante dell’OMS”” è un testo tratto da una raccolta dell’autore sudsudanese Mandela Matur, conosciuto come Ade, scritta durante la fase iniziale della diffusione del Covid-19. Lo sguardo si posa su quelle umane condizioni spesso avvolte nel silenzio dello stigma o dell’isolamento, e che ora più che mai si stanno accentuando. Uno stato mentale fragile diventa un fardello sempre più pesante da accettare e sostenere; aprirsi una breccia nella sofferenza per chiedere aiuto sembra un’azione oltre le proprie forze. La poesia di Ade svela ciò che si nasconde negli angoli più remoti della mente e ci sprona a non lasciarci colpire dai mali invisibili ma pervasivi dell’animo.

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A pandemic of solitude which is silent, suffocating and like hunger

“WHO has & WHO hasn’t!” is a poem selected from a collection by South Sudanese author Mandela Matur, known as Ade, written during the first phase of the spread of Covid-19. The poem deals with those human conditions often hidden behind the silence produced by stigma or isolation, and that have been aggravated by the present situation. A frail mental health becomes a heavier burden to carry and accept; reaching out one’s hand through the fog of pain to ask for help seems to be beyond one’s power. Ade’s poem unveils what lay hidden in the corners of the mind and encourages us not to let these invisible and pervasive malaises strike us.

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Abigail George, when the word confronts the darkness of paranoia

“Please help revise the jalapeños and Theodore Roethke” is the title of this poem that introduces us into an unusual yet familiar world. It is a wild territory where reality and dreams meet, where everyday elements remind us of their symbolic dimension and where the voices in our heads start a dialogue with the voices of authors whose books we have read or composers whose music we have listened to. Far from being a mere juxtaposition of images and sounds, Abigail George’s is an accurately structured poem that reveals the struggle for mental well-being and for becoming an independent, emotionally stable woman.

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Abigail George, quando la parola affronta il buio della paranoia

Per favore, aiutatemi a correggere i jalapeños e Theodore Roethke è il titolo di questa poesia che ci conduce in un mondo tanto inconsueto quanto familiare. Si tratta di un territorio selvaggio dove la realtà e il sogno si incontrano: gli elementi del nostro quotidiano ci rammentano della loro dimensione simbolica e le voci nelle nostre teste dialogano con le voci degli autori che abbiamo letto e dei compositori di cui abbiamo ascoltato le musiche. Lungi dall’essere una mera giustapposizione di immagini e suoni, quella di Abigail George è una poesia accuratamente strutturata che rivela con tatto e chiarezza la lotta per raggiungere l’equilibrio mentale e diventare una donna indipendente ed emotivamente stabile.

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“Andolo, the Talented Albino”, an interview with author Nsah Mala

In the African continent, hostility and discrimination against people with albinism are widely spread. In order to celebrate albinos and help overcome stigma, more and more authors have been writing and publishing stories about this issue. Such is the case of “Andolo: the Talented Albino“, a children’s book written by Cameroonian author Nsah Mala. As detailed in the interview by Pina Piccolo of The Dreaming Machine, the author was inspired by the experience of his relatives to tell the engaging story of a child with albinism, with the aim of entertaining and educating his young readers.

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“Morte in vita”, un’esistenza dove la tristezza è intessuta nelle ossa

One Global Voice raggiunge il Botswana con questa poesia dedicata alla fatica di vivere. Quando non è impegnata nel suo lavoro, Maipelo M Zambane si dedica alla lettura e soprattutto alla scrittura: tiene un profilo molto attivo su Twitter e collabora alla rivista digitale Afrolutionist, che ha l’obiettivo di contribuire allo sviluppo inclusivo in Africa e nella diaspora africana attraverso la prospettiva dei diritti umani. “Non ricordo il giorno in cui ho smesso di abbracciare la speranza”, così si chiude questo doloroso pezzo dalla sua recente raccolta Life and Everything in Between.

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“Living Death”, a hopeless life with sadness weaved into the bones

One Global Voice reaches Botswana with this poem dedicated to the fatigue of living. When not engaged in her work, Maipelo M Zambane dedicates herself to reading and above all to writing: she keeps a very active profile on Twitter and collaborates with the digital magazine Afrolutionist, which aims to contribute to inclusive development in Africa and in the African diaspora through the perspective of human rights. “I don’t remember the day i stopped embracing hope,” thus ends this painful piece from her recent Life and Everything in Between collection.

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“Like a candle in the wind”, so we blow out the flame of our life

“It’s so difficult, this living thing / two decades sometimes / are more than one can bear”, this is the beginning of this moving poem composed about the sudden death of a very young and talented poet. It is the author herself to explain it, vangile gantsho, South African poet and healer who started to write and create at a young age and developed an interest into confessional and political writing. Although “some scars are too deep / even for poetry”, this poem enlightens the darkest emotions of the human soul that can lead to suicide, a choice no one should quickly label as coward and selfish, the author says.

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“Come una candela nel vento”, quel soffio sulla fiamma della vita

“È così difficile, questa cosa del vivere / due decenni a volte sono / più di quanto uno possa sopportare”, così inizia questo testo poetico, composto sull’onda della commozione per la morte di un giovanissimo e stimato poeta. Lo racconta l’autrice stessa, vangile gantsho, poetessa e guaritrice sudafricana che scrive fin dalla più tenera età, prediligendo l’approccio personale e politico. Sebbene ci siano “cicatrici troppo profonde persino per la poesia”, quest’opera illumina i sentimenti più bui dell’animo umano che portano al suicidio, una scelta che l’autrice invita a non giudicare frettolosamente come vigliacca ed egoista.

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“Vivere in catene”, gli abusi sulle persone con disturbi mentali

Emina Ćerimović di Human Rights Watch racconta a One Global Voice le ricerche condotte in 60 Paesi del mondo sullo “shackling” ossia l’impiego di misure costrittive come l’incatenamento e l’isolamento per “curare” le persone con disabilità psico-sociali. Lo stigma, il pregiudizio e l’assenza di servizi per la salute mentale contribuiscono alla diffusione di queste pratiche disumane. Un cambiamento concreto potrà avvenire solo modificando o implementando le leggi esistenti contro questo abuso, e superando i preconcetti nei confronti di chi soffre di disturbi mentali.

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L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie“. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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Gruppo R, inclusione e lavoro per immigrati e vittime di tratta

Andrea Rigobello e Alberto Bicciato della cooperativa Gruppo R di Padova (che opera nell’ambito del vasto Gruppo Polis), spiegano a One Global Voice il loro lavoro nel settore dell’inclusione sociale dei migranti e nel settore del lavoro con il gruppo occupazionale protetto. Storie e processi di inserimento sociale e lavorativo nella realizzazione di un percorso costruito insieme (con successi e a volte prove difficili) superando ed evitando regole rigide e non condivise.

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“Senza titolo”, quelle parole dissolte nel vortice della depressione

Una poesia intitolata “Senza titolo”, perché di fronte alla depressione spesso mancano “le parole per dirlo”. Non solo il mondo circostante sembra dissolversi, ma le parole stesse si svuotano, non sembrano adeguate a descrivere il malessere che si prova. Questo il tema al centro della poesia di Alum Comfort Anne, giovane e talentuosa poetessa ugandese che, ispirata dalla sua esperienza personale, ci conduce con lei nel cuore di una notte dolorosa, in bilico tra il desiderio di vivere e quello di morire. La poetessa ci accompagna fino all’alba, con un richiamo finale ricco di speranza all’umana comprensione e solidarietà, perché “siamo tutti umani, alla fine”.

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“No title”, when words dissolve in the whirlpool of deep depression

A poem entitled “No title”, because when one suffers from depression there seem to be no words to describe it. The world around seems to dissolve and words are deprived of their meaning and unfit to describe one’s feelings. This is the theme at the heart of the poem by Alum Comfort Anne, a young and talented Ugandian poet who has been inspired by her personal struggle with depression. She takes us in the middle of a stormy night, torn by the desire both to live and to die, until the break of dawn. The final verses convey not only the despair behind a suicide attempt but also the invincible faith in human solidarity and mutual support, because “we are all just human, anyway”.

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“La dépression c’est pour les blancs. Ici on l’appelle Folie”

Nanda est une artiste gabonaise singulièrement plurielle, poétesse Slameuse, chanteuse, Chroniqueuse médias et écrivaine. Elle est de celles qui osent croire au pouvoir de l’oralité, de la parole poétique rassembleuse, éveilleuse de rêves et d’une humanité meilleure. Elle a pris part à plusieurs festivals dans plusieurs pays du monde. Elle est aussi co-initiatrice du Collectif Slam Action du Maquis Bibliothèque et et Membre du collectif Kidikwa. Dans ce texte elle parle de la folie comme on l’entend en Afrique pas en Occident et raconte l’histoire d’une femme isolée et jugée à cause de l’amour d’une nuit. “Maladie Mentale”?/Le terme ne court pas les rues ici/C’est une friandise que mâchent les bouches intellectuelles/Ici on dit “Folie“.

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“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, poeta slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi fesitval iin diverse nazioni. È co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, nonché membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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“Left without”, a woman inside the imaginery cave of depression

Akimana Divine is a Rwandan poet, mental healthcare advocate and human rights activist. Her works have been published on numerous magazines and anthologies. The poem “Left without” allow us into that imaginery cave that is depression: a dark place where one is left without anything but his/her ghosts and fears. Divine has had her own hardships in life, first as a young girl being bullied for her weight and then as a single mother raising her boy alone. These painful experiences led her to find comfort in poetry and to write her own poems as a way of struggling against depression.

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“Lasciata senza” nella caverna immaginaria della depressione

Akimana Divine è una poetessa ruandese, sostenitrice della cura della salute mentale e attivista per i diritti umani. I suoi lavori sono stati pubblicati in numerose riviste e antologie. Il testo che pubblichiamo – “Lasciata senza” – ci porta in quell’immaginaria cava (come lei la presenta) che è la depressione: un luogo buio dove chi ne soffre si ritrova senza nulla tranne i propri fantasmi e le proprie paure. Divine ha vissuto periodi duri, prima come giovane ragazza bullizzata per il suo peso e poi come madre single abbandonata dal padre del suo bambino. La poesia è stata il conforto a tali esperienze dolorose e scrivere è stato per lei un modo per lottare contro il suo malessere.

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“La depressione di mia madre”, eredità di una notte di luna rossa

Carolyne M. Acen, in arte Afroetry, è una poetessa ugandese specializzata in Spoken word, scrittrice e counselor. Da anni dedica la sua vita all’arte poetica che per lei è diventata una forma di attivismo per portare a galla questioni e situazioni delicate e complesse: tra queste la condizione della donna e i condizionamenti e pregiudizi che derivano da una mentalità patriarcale e maschilista, non solo africana. In questo testo, “La depressione di mia madre”, esplora il tema del disagio psichico legato alla situazione familiare e, appunto, ad una forma di vita oppressa da condizionamenti sociali.

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“My mother’s depression”, inherited on the night of the blood moon

Carolyne M. Acen, aka Afroetry, is a Ugandan Spoken word poet, writer and counselor. She has dedicated her life to poetry, which for her has become a form of activism to raise consciousness about delicate and complex issues: among these the condition of women, the search for freedom and all the prejudices coming from a patriarchal and macho mentality, not only African one. In this text, “My mother’s depression” she explores the theme of psychological distress linked to the family situation and, in fact, to a form of life oppressed by social constraining.

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Konan, “Noi non siamo”, quello sguardo malato vuoto di umanità

Chi è il malato? Come si riconosce la malattia? Sta dalla parte di chi la vive o di chi la osserva o, peggio la giudica? “Noi non siamo” dello slammer ivoriano Placide Konan è un testo profondo, pungente, un rapido pugno nello stomaco. Nel carattere tipico di questo autore, soprannominato il “Mostro” per il suo stile atipico e impegnato. Con questo stile Placide ha conquistato il podio in diverse competizioni slam nel suo Paese. Un vero mattatore quando è sul palco e usa la parola per indurre a riflettere e allo stesso tempo riempie il pubblico di emozioni.

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Konan, “Nous ne sommes pas”, ce regard enfirme vide d’humanité

Qui est l’inferme? Comment reconnaît-on la maladie? Est-ce du côté de ceux qui le vivent ou de ceux qui l’observent ou, pire, qui le jugent? “Nous ne sommes pas” du slammeur ivoirien Placide Konan est un texte profond et émouvant, un coup de poing rapide dans le ventre. Dans le caractère typique de cet auteur, surnommé le “Monstre” pour son style atypique et engagé. Avec ce style, Placide a conquis le podium dans plusieurs compétitions slam dans son pays. Un vrai histrion quand il monte sur les planches et utilise les mots pour provoquer la réflexion et en même temps submerge le public d’émotions.

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“Sono un rifugiato nella mia mente”, la perdita dell’appartenenza

In questo testo poetico Alex Kitaka racconta il senso di estraneità rispetto al mondo e persino a se stessi tipico del disagio mentale, dei cattivi pensieri che come mosche ronzano nella testa a ripeterci che non c’è posto per noi, da nessuna parte. Ma Alex ci ricorda che c’è sempre la possibilità di “fiorire” e la condivisione è un grande strumento di guarigione: “Ritengo che la scrittura offra un luogo sicuro per lasciarsi andare e far uscire quei sentimenti che minacciano la salute mentale di un individuo. Come sempre, la scrittura è terapeutica!”

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“I am a refugee in my mind”, when the sense of belonging is lost

In his poem “I am a refugee in my mind”, Alex Kitaka describes the sense of estrangement from the world and even oneself brought by mental distress. Bad thoughts represented by house flies buzz in our head and keep saying that there is no place for us, anywhere. But Alex reminds us that there is always a chance for us to bloom like roses and to heal through sharing: “I believe that writing creates a safer place to let out and let go of feelings that endanger someone’s mental health. Like always, writing is therapy!”

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Baya Osborn, “Occhi d’oceano” che non hanno passato né storia

Baya Osborn – nome d’arte Bayable Word – è un poeta e scrittore keniota di appena diciotto anni. “La mia vita ha preso la strada della poesia” ci ha raccontato. Tra i temi dei suoi testi anche la salute mentale. “La malattia mentale è qualcosa che può riguardare davvero chiunque. Soprattutto persone giovani. Noi scrittori dovremmo scuotere e incoraggiare attraverso le nostre opere tutti coloro i quali vivono un periodo difficile, dovremmo far passare il messaggio che teniamo a loro, che li difenderemo e che le loro vite cambieranno”.

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Baya Osborn, “Ocean Eyes”, where there is no past, no history

Baya Osborn is a Kenyan born poet and writer and use the pen name Bayable Word. He is just 18 years old. “My life journey has been poetic” he told us. We also asked how come he has written poems on mental health: “Mental illness is something that is really affecting any people. Mostly people of the young age, and it is we writers that are supposed to wake and encourage those people going through tough times through our writings that we care about them, we will speak for them and their lives will change”.

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Etnopsi, imparare a interpretare il disagio psichico dei migranti

Il lavoro etnopsichiatrico prevede la capacità di staccarsi dalle strutture di interpretazione e di cura stabiliti dai modelli occidentali. E prevede che il paziente sia totalmente protagonista delle singole sedute e della terapia. Ne abbiamo parlato con Natale Losi, direttore della scuola Etnopsi, Scuola Etno-Sistemico-Narrativa e autore di numerosi testi sul trauma e con Noemi Galleani, psicoterapeuta e docente della scuola, unica in Italia.

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Eleazer Obeng, “Il laccio del diavolo”, male silenzioso che opprime

“Il sole è alto, sembra un nuovo giorno. Sospiro. Sei ancora qui. Non lo è. Come sei entrata? Piango. Un frastuono innaffia la mia ansia facendo germogliare il dubbio e i traumi del passato che pensavo di avere sepolto.” Questo poema, ci racconta Eleazer Obeng, “nasce come annotazioni in cui cercavo di dare un senso a una facciata creata per allontanare un vuolo che sentivo dentro e che non riuscivo a spiegarmi”. Dennis, questo il nome nella vita reale, si definisce “gender fluid” e in Ghana, Paese dove è nato e vive, è attivista per i diritti dei queer.

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Eleazer Obeng, “The Devil’s Snare”: that silent, oppressive evil

“The sun is up, it seems like a new day sigh. you are still here. It’s not. How did you get in? I cry. Hubbub waters my anxiety. Sprouting doubt, and the traumas of my past I thought I buried.” This poem, as Eleazer Obeng tells us, “was born as annotations in which I tried to make sense of a facade created to remove an empitenss that I felt inside and that I could not explain to myself”. Dennis, this is the name in real life, defines himself as a “gender fluid” and in Ghana, the country where he was born and lives, he is an activist for queer rights.

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