Malawi, suicidi in aumento e poca attenzione alla salute mentale

Nel piccolo Paese dell’Africa meridionale i numerosi episodi di suicidio riaccendono i riflettori sulla salute mentale. Questione spesso ignorata sia a livello sociale che sanitario. Secondo i dati registrati, il 2021 ha assistito a un’impennata di casi. Inoltre, uno studio condotto dall’ufficio dell’ombudsman ha messo in evidenza notevoli carenze nella gestione dei pazienti con disturbi mentali che si ripercuotono sulla qualità delle cure offerte. In relazione a ciò, sarebbero necessarie azioni di sensibilizzazione da parte dei cittadini al fine di stimolare sia maggiori finanziamenti per il settore sia una riduzione dei sentimenti di discriminazione nelle comunità.

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“Il mio male, il mio alter ego”, sola nel mondo contro la solitudine

Crystal (nome d’arte di Pana Magnoudéwa) è una slameuse togolese. Nei suoi versi dipinge le emozioni che può provare una persona affetta da patologie mentali. “Voglio sottolineare l’influenza del mondo esterno sulla salute mentale. Tutti possono contribuire alla guarigione di una persona che manifesta disturbi mentali cercando di ascoltare i suoi desideri, invece di voler sempre prendere decisioni al suo posto. Il mio testo è un invito a frequentare un malato di mente, augurandosi che lo sguardo che il mondo gli rivolge possa cambiare e diventare qualcosa di diverso dalla pietà”.

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Arteterapia per superare traumi. I casi RDC, Sierra Leone, Ruanda

In contesti volatili quali la regione del Nord Kivu, il Ruanda post-genocidio o la Sierra Leone, l’arte è stata impiegata da specialisti e operatori umanitari per trattare diverse condizioni di natura psichica. In molte zone del continente africano le persone affette da patologie mentali mancano di un supporto terapeutico effettivo. Questi individui rimangono soli nell’affrontare la malattia e costretti a combattere contro lo stigma giorno dopo giorno. È tuttavia provato come l’arteterapia possa supportare il trattamento di stress post-traumatico, depressione o nevrosi e sia da considerarsi un alleato valido durante il processo di guarigione.

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Ghana, la solitudine dei malati mentali in corsie che erano prigioni

Nel Paese esistono tre strutture di questo genere. Una legge del 2012, che stabilisce tra le altre cose il decentramento dei servizi psichiatrici, ha ridotto notevolmente il numero dei pazienti e il problema del sovraffollamento. Oggi addirittura i posti letto eccedono il numero dei pazienti. Permangono comunque questioni di abbandono e lo stigma nei confronti di chi manifesta disturbi mentali. In questa inchiesta alcune storie degli ospiti dell’ospedale più antico (risale al 1906 ed era in principio un istituto di pena) e l’intervista al direttore esecutivo della Mental Health Authority che parla anche del principio e delle ragioni della cosiddetta decolonizzazione della salute mentale.

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L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie“. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi festival iin diverse nazioni. Co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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Konan, “Noi non siamo”, quello sguardo malato vuoto di umanità

Chi è il malato? Come si riconosce la malattia? Sta dalla parte di chi la vive o di chi la osserva o, peggio la giudica? “Noi non siamo” dello slammer ivoriano Placide Konan è un testo profondo, pungente, un rapido pugno nello stomaco. Nel carattere tipico di questo autore, soprannominato il “Mostro” per il suo stile atipico e impegnato. Con questo stile Placide ha conquistato il podio in diverse competizioni slam nel suo Paese. Un vero mattatore quando è sul palco e usa la parola per indurre a riflettere e allo stesso tempo riempie il pubblico di emozioni.

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#Mymindourhumanity, campagna globale per ridurre lo stigma

Partita lo scorso anno, l’iniziativa – che dovrebbe avere un nuovo slancio quando passerà l’emergenza sanitaria globale – vuole rendere i giovani protagonisti nel diffondere un nuovo approccio alla questione della salute mentale, rompendo con le paure e le stigmatizzazioni. L’arte e altre forme di comunicazione possono essere un mezzo per lanciare messaggi di speranza ma anche di consapevolezza nelle comunità. Si tratta di una campagna istituzionale, ma che ha comunque messo in movimento molte realtà dal basso. Mentre ricerche mostrano che la malattia mentale è in aumento.

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