L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie”. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, poeta slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi fesitval iin diverse nazioni. È co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, nonché membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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Konan, “Noi non siamo”, quello sguardo malato vuoto di umanità

Chi è il malato? Come si riconosce la malattia? Sta dalla parte di chi la vive o di chi la osserva o, peggio la giudica? “Noi non siamo” dello slammer ivoriano Placide Konan è un testo profondo, pungente, un rapido pugno nello stomaco. Nel carattere tipico di questo autore, soprannominato il “Mostro” per il suo stile atipico e impegnato. Con questo stile Placide ha conquistato il podio in diverse competizioni slam nel suo Paese. Un vero mattatore quando è sul palco e usa la parola per indurre a riflettere e allo stesso tempo riempie il pubblico di emozioni.

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#Mymindourhumanity, campagna globale per ridurre lo stigma

Partita lo scorso anno, l’iniziativa – che dovrebbe avere un nuovo slancio quando passerà l’emergenza sanitaria globale – vuole rendere i giovani protagonisti nel diffondere un nuovo approccio alla questione della salute mentale, rompendo con le paure e le stigmatizzazioni. L’arte e altre forme di comunicazione possono essere un mezzo per lanciare messaggi di speranza ma anche di consapevolezza nelle comunità. Si tratta di una campagna istituzionale, ma che ha comunque messo in movimento molte realtà dal basso. Mentre ricerche mostrano che la malattia mentale è in aumento.

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