Ghana, the solitude of the mentally ill in wards that were prisons

There are three such structures in the country. A 2012 law, which establishes, among other things, the decentralization of psychiatric services, has significantly reduced the number of patients and the problem of overcrowding. Today the number of beds exceeds the number of patients. However, there are still issues of abandonment and the stigma towards those with mental disorders. This investigation contains some stories of the guests of the oldest hospital (it dates back to 1906 and was in the beginning a prison) and the interview with the executive director of Mental Health Authority who also talks about the principle and reasons for the so-called “decolonizing mental health”.

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Ghana, la solitudine dei malati mentali in corsie che erano prigioni

Nel Paese esistono tre strutture di questo genere. Una legge del 2012, che stabilisce tra le altre cose il decentramento dei servizi psichiatrici, ha ridotto notevolmente il numero dei pazienti e il problema del sovraffollamento. Oggi addirittura i posti letto eccedono il numero dei pazienti. Permangono comunque questioni di abbandono e lo stigma nei confronti di chi manifesta disturbi mentali. In questa inchiesta alcune storie degli ospiti dell’ospedale più antico (risale al 1906 ed era in principio un istituto di pena) e l’intervista al direttore esecutivo della Mental Health Authority che parla anche del principio e delle ragioni della cosiddetta decolonizzazione della salute mentale.

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Ghana, report on the UN Convention on Persons with Disabilities

The document includes an overview of the policies on disability adopted by the African country, as well as the recommendations by the work groups to conform laws and programmes to the Convention provisions.

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Ghana, report sull’attuazione della Convenzione ONU sui disabili

Il documento contiene i riferimenti alla legislazione vigente nel Paese africano in materia di disabilità. E le raccomandazioni dei gruppi di lavoro per allineare norme e politiche alle disposizioni contenute nella Convenzione.

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L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie“. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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L’ordinaire de la folie et ses differentes représentations en Afrique

Le dernier dossier de la revue Politique Africaine est consacré à l’étude du quotidien des troubles mentaux en Afrique. Ce numéro, à partir d’une prespective historique et anthropologique, nous dècrit la diversité des représentations à travers lesquelles la folie est appréhendeé sur le continent africain.

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Il quotidiano della follia e le sue varie rappresentazioni in Africa

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Il dossier descrive – da una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti sul continente africano.

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Ghana, solo un’istruzione mirata può affrontare le disabilità visive

Circa un terzo dei giovani con problemi legati alla vista vive nell’Africa subsahariana. Molti di loro non sono mai stati iscritti a scuola e quindi non hanno mai avuto la possibilità di ricevere un’istruzione di qualità conforme alla loro situazione. La portavoce dell’Organizzazione Non Governativa Sightsavers, Gertrude Oforiwa Fefoame, ci racconta quali sono le difficoltà che gli studenti ciechi e ipovedenti devono affrontare ogni giorno per rimanere al passo con i loro coetanei, e ci spiega perchè è necessario investire maggiormente su un’educazione inclusiva. È importante ricordare che l’inclusione è un processo continuo che richiede una cura costante.

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Eleazer Obeng, “Il laccio del diavolo”, male silenzioso che opprime

“Il sole è alto, sembra un nuovo giorno. Sospiro. Sei ancora qui. Non lo è. Come sei entrata? Piango. Un frastuono innaffia la mia ansia facendo germogliare il dubbio e i traumi del passato che pensavo di avere sepolto.” Questo poema, ci racconta Eleazer Obeng, “nasce come annotazioni in cui cercavo di dare un senso a una facciata creata per allontanare un vuolo che sentivo dentro e che non riuscivo a spiegarmi”. Dennis, questo il nome nella vita reale, si definisce “gender fluid” e in Ghana, Paese dove è nato e vive, è attivista per i diritti dei queer.

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Eleazer Obeng, “The Devil’s Snare”: that silent, oppressive evil

“The sun is up, it seems like a new day sigh. you are still here. It’s not. How did you get in? I cry. Hubbub waters my anxiety. Sprouting doubt, and the traumas of my past I thought I buried.” This poem, as Eleazer Obeng tells us, “was born as annotations in which I tried to make sense of a facade created to remove an empitenss that I felt inside and that I could not explain to myself”. Dennis, this is the name in real life, defines himself as a “gender fluid” and in Ghana, the country where he was born and lives, he is an activist for queer rights.

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