L’ordinario della follia in Africa, un lavoro storico antropologico

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Si intitola, appunto, “L’ordinaire de la folie”. Il dossier descrive – in una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti nel continente africano e qual è il tipo di approccio medico e sociale. Focus su Senegal, Ghana e Madagascar. One Global Voice intervista lo storico e curatore del dossier, Romain Tiquet.

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L’ordinaire de la folie et ses differentes représentations en Afrique

Le dernier dossier de la revue Politique Africaine est consacré à l’étude du quotidien des troubles mentaux en Afrique. Ce numéro, à partir d’une prespective historique et anthropologique, nous dècrit la diversité des représentations à travers lesquelles la folie est appréhendeé sur le continent africain.

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Il quotidiano della follia e le sue varie rappresentazioni in Africa

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Il dossier descrive – da una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti sul continente africano.

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Ghana, solo un’istruzione mirata può affrontare le disabilità visive

Circa un terzo dei giovani con problemi legati alla vista vive nell’Africa subsahariana. Molti di loro non sono mai stati iscritti a scuola e quindi non hanno mai avuto la possibilità di ricevere un’istruzione di qualità conforme alla loro situazione. La portavoce dell’Organizzazione Non Governativa Sightsavers, Gertrude Oforiwa Fefoame, ci racconta quali sono le difficoltà che gli studenti ciechi e ipovedenti devono affrontare ogni giorno per rimanere al passo con i loro coetanei, e ci spiega perchè è necessario investire maggiormente su un’educazione inclusiva. È importante ricordare che l’inclusione è un processo continuo che richiede una cura costante.

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Eleazer Obeng, “Il laccio del diavolo”, male silenzioso che opprime

“Il sole è alto, sembra un nuovo giorno. Sospiro. Sei ancora qui. Non lo è. Come sei entrata? Piango. Un frastuono innaffia la mia ansia facendo germogliare il dubbio e i traumi del passato che pensavo di avere sepolto.” Questo poema, ci racconta Eleazer Obeng, “nasce come annotazioni in cui cercavo di dare un senso a una facciata creata per allontanare un vuolo che sentivo dentro e che non riuscivo a spiegarmi”. Dennis, questo il nome nella vita reale, si definisce “gender fluid” e in Ghana, Paese dove è nato e vive, è attivista per i diritti dei queer.

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Eleazer Obeng, “The Devil’s Snare”: that silent, oppressive evil

“The sun is up, it seems like a new day sigh. you are still here. It’s not. How did you get in? I cry. Hubbub waters my anxiety. Sprouting doubt, and the traumas of my past I thought I buried.” This poem, as Eleazer Obeng tells us, “was born as annotations in which I tried to make sense of a facade created to remove an empitenss that I felt inside and that I could not explain to myself”. Dennis, this is the name in real life, defines himself as a “gender fluid” and in Ghana, the country where he was born and lives, he is an activist for queer rights.

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Ghana: Botsyo, the paralympic athlete who defied the stigma

Raphael Botsyo Nkegbe is a Ghanaian para-athlete. He made proud his country with many achievements and he is the first ghanaian para-athlete to qualify for the paralympic games in Tokyo 2020 (postponed to 2021). He won the T54 World Wheelchair 100m race with a new personal best of 14.22s at the Desert Challenge Games in Arizona, USA. In this interview he talks about committment in sport, struggle in life, and happiness with a fantastic family.

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Ghana: Botsyo, il campione paralimpico che ha sfidato lo stigma

Raphael Botsyo Nkegbe è un atleta paralimpico ghanese, il primo del suo Paese a qualificarsi per i Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. In questa intervista ci racconta delle sue difficoltà cominciate quando, a cinque anni, ha contratto la poliomelite. Difficoltà superate grazie alla famiglia e allo sport. Soddisfazioni, vittorie, importanti qualificazioni hanno fatto di lui un modello per tanti giovani disabili. Ha fondato un club per atleti con disabilità e sulla scia del suo impegno ne sono sorti altri nel Paese. Si è sposato e ha tre figli: “volevo dimostrare che non è vero – come qui si dice – che da due persone disabili nascono figli con gli stessi problemi”.

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