“Vivere con il disturbo bipolare”, dubitare di se stessi e della realtà

La consapevolezza è il primo passo verso la guarigione e la scrittrice kenyota Emily K Millern lo sa. Scrive spesso dei suoi disturbi mentali e così trasforma un tema non tradizionalmente “poetico” in arte, ottenendo anche un effetto terapeutico per sé e per chi legge. La condivisione di esperienze molto intime “ci ricorda che non siamo soli, che facciamo parte di una battaglia più grande in cui ciascuno deve fare la propria parte”, come lei stessa ha detto. Emily, infatti, si occupa attivamente di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema tanto delicato quanto trascurato come quello della salute mentale.

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“Living with bipolar disorder”, questioning yourself and reality

Self-awareness is the first step towards healing and young Kenyan writer Emily K Millern knows it well. She often writes about her mental health struggles and so trasforms an unusual topic for poetry into art, achieving a therapeutic effect for herself and her readers. Sharing personal experiences – as her bipolar disorder – “reminds us that we are not alone, we are part of a bigger fight and we all have a role to play”, as she said. In fact, Emily strongly advocates for raising public awareness on mental health, a subject as sensitive as underestimated and neglected.

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“Agrodolce” è quel taglio nella pelle che soffoca il dolore dell’anima

Il disagio mentale può manifestarsi in svariate forme; alcune sono caratterizzate dall’autolesionismo, un circolo vizioso che conduce a punire il corpo, l’involucro del malessere interiore, fino quasi a trarne piacere. Questa esperienza viene raccontata con cruda sincerità da Mercy Bibian nel componimento poetico che qui presentiamo e che descrive il “viaggio” verso l’autolesionismo in singole scene di ispirazione cinematografica. L’esperienza del primo taglio e poi dei successivi, fino all’instaurarsi di una dipendenza dal dolore, dall’atto in sé del tagliarsi che – quasi inconcepibilmente – offre sollievo da pensieri e sensazioni che si fanno insostenibili.

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“Bitter sweet” is the skin cut that suffocates the screaming soul

Mental illness can include a variety of symptoms; sometimes self-harm can occur. In a vicious cycle, the individual punishes his/her own body – the shell containing a suffocating inner distress – and takes somehow pleasure in it. In this poem Mercy Bibian describes with brutal honesty the “journey” to self-harm in scenes of cinematographic inspiration. So the reader witnesses the first cut and then the following ones, up to the establishing of an addiction to pain, to blood, to cutting – an act that almost inconceivably provides relief of unbearable thoughts and feelings of anxiety and depression.

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L’empatia scioglie il nodo che lega migrazione e salute mentale

È ormai chiaro che la pandemia in corso influisce anche sulla salute mentale, in particolare di quelle persone sottoposte a forti stress come i migranti che tornano nel Paese d’origine. I traumi derivati dalle difficoltà affrontate durante il viaggio migratorio possono interferire con il processo di riadattamento culturale e reinserimento sociale; e le problematiche createsi a causa del Covid-19 non fanno che accentuare il problema. Il progetto Migrants as Messengers dello IOM si prefigge di fornire ai migranti gli strumenti per elaborare i proprio traumi e facilitare il rientro nella comunità di origine.

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“I Want to Fall Apart Quietly”: there’s hope at the end of sadness

A versatile artist from Zimbabwe, Chioniso Tsikisayi reveals in this poem a peculiar approach to mental health themes. A moment of awareness about an imminent psychological breakdown is represented with a very light and even sweet touch: the fall can be as beautiful as the rise. In the author’s own words: ““The light-heartedness of my writing is an ode to my inner child who chooses to see beauty in the midst of chaos. I think the literary space is already saturated with great, sombre pieces of writing, but as a young girl navigating the world, I don’t want everything that I read to be too heavy.”

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“Voglio andare in pezzi silenziosamente”: sognando la speranza

Eclettica artista dello Zimbabwe, Chioniso Tsikisayi dimostra in questo suo componimento un approccio particolare ai temi legati alla salute mentale. Un momento di consapevolezza rispetto a un imminente crollo psicologico è rappresentato con tratti leggeri e quasi soavi: anche la caduta può avere una sua bellezza. Come lei stessa ha detto: “La spensieratezza della mia scrittura è un’ode al mio bambino interiore che sceglie di vedere la bellezza anche in mezzo al caos. Lo spazio letterario è già saturo di componimenti egregi ma cupi. Essendo una giovane donna alle prese con il mondo, non voglio leggere solo scritti bui”.

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La salute mentale nella letteratura africana contemporanea

Una nuova generazione di scrittori di origine africana sta cominciando ad affrontare con grande sensibilità e profondità il tema del disagio mentale in letteratura. Un tema spesso trascurato ma che merita attenzione anche nel mondo delle arti – e non solo dunque in quello medico-scientifico – in quanto ormai elemento fortemente significativo nella vita di moltissime persone. L’articolo, un breve excursus, segnala otto libri (romanzi, raccolte di poesie, autobiografie) incentrati su personaggi che affrontano disturbi legati alla salute mentale, sul loro viaggio nell’oscurità dell’anima e l’eventuale guarigione e rinascita.

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Sudafrica: povertà e violenza, le cause disturbi d’ansia tra i giovani

In Sudafrica la metà degli adulti vive sotto la soglia di povertà e, di conseguenza, molti sono i giovani che si ritrovano ad abitare in quelli che vengono chiamati “insediamenti urbani informali”. Si tratta di contesti caratterizzati da povertà, spesso anche estrema, e violenza. Non a caso, questi due elementi sono stati identificati come fattori di rischio per lo sviluppo del disturbo d’ansia generalizzata – cioè una preoccupazione costante senza un motivo preciso – rilevato in un’alta percentuale di ragazzi e ragazze intervistati nell’ambito di uno studio di cui qui si riportano i risultati e le conseguenti riflessioni.

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Gli africani non soffrono di depressione, ecco un mito da sfatare

Al Cannes Marché du Film è stato selezionato”Black People Don’t Get Depressed“, un documentario ancora in lavorazione e alla ricerca di fondi della sudafricana Sara Chitambo, concepito a partire dall’esperienza personale della regista con problemi di salute mentale. La ricerca di aiuto terapeutico ha portato alla scoperta e alla documentazione di tutto ciò che ruota intorno a chi soffre di questi disturbi: dal superamento dello stigma all’isolamento, alla ricerca di una valida assistenza sanitaria che escluda quei trattamenti disumani ma molti diffusi nel continente e radicati nelle credenze popolari.

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Afrinurse, la piattaforma online a sostegno degli infermieri in Africa

Durante la pandemia da Covid-19 gli infermieri hanno combattuto in prima linea la battaglia contro il virus, non solo prestandosi a turni di lavoro estenuanti ma anche sopportando lo stress mentale e fisico che un simile impegno ha richiesto. Una piattaforma digitale creata da un’azienda informatica sudafricana si propone di offrire una rete di sostegno agli infermieri, dove possono trovare confronto, consulenze psicologiche e finanziarie, offerte di lavoro e sostegno emotivo. Lo scopo è quello di incentivare l’empowerment di una categoria che, altrimenti, secondo recenti stime è destinata a diminuire drasticamente nel prossimo decennio.

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Ghana, report on the UN Convention on Persons with Disabilities

The document includes an overview of the policies on disability adopted by the African country, as well as the recommendations by the work groups to conform laws and programmes to the Convention provisions.

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