La salute mentale nella letteratura africana contemporanea

Una nuova generazione di scrittori di origine africana sta cominciando ad affrontare con grande sensibilità e profondità il tema del disagio mentale in letteratura. Un tema spesso trascurato ma che merita attenzione anche nel mondo delle arti – e non solo dunque in quello medico-scientifico – in quanto ormai elemento fortemente significativo nella vita di moltissime persone. L’articolo, un breve excursus, segnala otto libri (romanzi, raccolte di poesie, autobiografie) incentrati su personaggi che affrontano disturbi legati alla salute mentale, sul loro viaggio nell’oscurità dell’anima e l’eventuale guarigione e rinascita.

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Gli africani non soffrono di depressione, ecco un mito da sfatare

Al Cannes Marché du Film è stato selezionato”Black People Don’t Get Depressed“, un documentario ancora in lavorazione e alla ricerca di fondi della sudafricana Sara Chitambo, concepito a partire dall’esperienza personale della regista con problemi di salute mentale. La ricerca di aiuto terapeutico ha portato alla scoperta e alla documentazione di tutto ciò che ruota intorno a chi soffre di questi disturbi: dal superamento dello stigma all’isolamento, alla ricerca di una valida assistenza sanitaria che escluda quei trattamenti disumani ma molti diffusi nel continente e radicati nelle credenze popolari.

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Arteterapia per superare traumi. I casi RDC, Sierra Leone, Ruanda

In contesti volatili quali la regione del Nord Kivu, il Ruanda post-genocidio o la Sierra Leone, l’arte è stata impiegata da specialisti e operatori umanitari per trattare diverse condizioni di natura psichica. In molte zone del continente africano le persone affette da patologie mentali mancano di un supporto terapeutico effettivo. Questi individui rimangono soli nell’affrontare la malattia e costretti a combattere contro lo stigma giorno dopo giorno. È tuttavia provato come l’arteterapia possa supportare il trattamento di stress post-traumatico, depressione o nevrosi e sia da considerarsi un alleato valido durante il processo di guarigione.

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Una pandemia di solitudine, silenziosa, soffocante e come la fame

“La lista mancante dell’OMS”” è un testo tratto da una raccolta dell’autore sudsudanese Mandela Matur, conosciuto come Ade, scritta durante la fase iniziale della diffusione del Covid-19. Lo sguardo si posa su quelle umane condizioni spesso avvolte nel silenzio dello stigma o dell’isolamento, e che ora più che mai si stanno accentuando. Uno stato mentale fragile diventa un fardello sempre più pesante da accettare e sostenere; aprirsi una breccia nella sofferenza per chiedere aiuto sembra un’azione oltre le proprie forze. La poesia di Ade svela ciò che si nasconde negli angoli più remoti della mente e ci sprona a non lasciarci colpire dai mali invisibili ma pervasivi dell’animo.

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Africa, impatto e soluzione dei conflitti su società e salute mentale

Non ci può essere una società pacifica senza pace interiore. Nelle aree caratterizzate da scenari di scontri violenti gli abitanti vivono (o assistono a) frequenti eventi traumatici. Alla luce di quanto emerso da un’analisi condotta nell’arco di alcuni anni in zone di crisi, la gestione quotidiana dei fattori di stress e il problema della salute psichica sono legati da un filo comune. Gli esperti suggeriscono un approccio olistico per ricomporre le relazioni dopo un’ostilità per evitare ripercussioni sul benessere psicofisico dell’individuo e contribuire alla ricostruzione delle comunità. Gli sforzi di recupero devono essere rivolti a livello individuale, interpersonale, familiare e comunitario.

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Africa e salute mentale, l’assenza di investimenti e professionisti

In un territorio così vasto e complesso, il numero di persone con disturbi psichici non è calcolabile e i servizi di sostegno non sono adeguati. Nonostante in passato i Paesi dell’UA abbiano adottato risoluzioni in materia di salute pubblica – come la dichiarazione di Abuja – quello della salute mentale resta un settore molto trascurato. Ad aggravare la condizione degli individui affetti da tali problematiche non c’è solo la pandemia ma anche il persistente stigma sociale nei loro confronti. Inoltre, non solo queste persone non hanno accesso ai farmaci ma, se ricoverati nei centri di riabilitazione, sono costretti a subire vere e proprie torture fisiche e psicologiche, frutto delle credenze tradizionali.

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Applicare l’arte alla salute umana, una testimonianza africana

La musica ha sempre fatto parte della vita di Nsamu Moonga, giovane musicoterapeuta africano che oggi pratica a Boksburg, in Sudafrica. Appassionato e studioso di psicoterapia e musica, decide di mettere le sue competenze (e la sua vocazione) al servizio della comunità. Lavora con bambini e adolescenti a rischio, nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche. Convinto delle capacità curative e comunicative della musica in particolare, il suo lavoro unisce pratica e ricerca, dando spazio alle tradizioni musicali e culturali africane indigene, conscio delle varietà e della ricchezza presenti nel continente.

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RDC, è lo stupro la principale causa di traumi e malattie mentali

La Repubblica Democratica del Congo non soltanto è uno degli Stati più poveri al mondo ma a causa degli alti tassi di violenza, si classifica anche come “la capitale mondiale dello stupro.” In media nel Paese ogni ora, circa 48 donne subiscono aggressioni sessuali e la violenza si configura come una delle cause principali dei problemi mentali e dei traumi. Oltre alla povertà, ci sono altri fattori che contribuiscono all’insorgenza delle violenze, tra tutti la mancanza di istruzione. Ma nonostante gli sforzi compiuti dalle varie associazioni per cercare di fornire assistenza e cure alle vittime, la strada verso il miglioramento sembra ancora lunga.

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Migranti, lo stress post traumatico esasperato dal sistema hotspot

La maggior parte dei migranti arrivati in Europa via mare dal 2015 ha subìto violenze: problemi di salute mentale emergono durante il periodo di accoglienza, in particolare il disturbo da stress post-traumatico. Grazie a un recente studio, sappiamo che ciò che aspetta queste persone all’arrivo conta, tanto quanto le esperienze vissute lungo la rotta migratoria e nel Paese di origine. La vita in grandi strutture come gli hotspot e i CARA può incidere negativamente su disturbi pregressi. Le associazioni concordano: è tempo di rimuovere gli ostacoli all’integrazione, modificando radicalmente il modello di frontiera proposto dall’UE.

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Abigail George, quando la parola affronta il buio della paranoia

Per favore, aiutatemi a correggere i jalapeños e Theodore Roethke è il titolo di questa poesia che ci conduce in un mondo tanto inconsueto quanto familiare. Si tratta di un territorio selvaggio dove la realtà e il sogno si incontrano: gli elementi del nostro quotidiano ci rammentano della loro dimensione simbolica e le voci nelle nostre teste dialogano con le voci degli autori che abbiamo letto e dei compositori di cui abbiamo ascoltato le musiche. Lungi dall’essere una mera giustapposizione di immagini e suoni, quella di Abigail George è una poesia accuratamente strutturata che rivela con tatto e chiarezza la lotta per raggiungere l’equilibrio mentale e diventare una donna indipendente ed emotivamente stabile.

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“Mental 360”, in Kenya contro depressione e suicidi tra i giovani

Mental 360 è un’organizzazione non-profit di sensibilizzazione sulla salute mentale nata nel 2016. Tra le sue attività il benessere fisico, consulenze, arte-terapie, yoga e danza, tutte volte a promuovere la salute mentale e la stabilità emotiva. Missione dell’iniziativa è quella di costruire una società in cui i problemi legati alla salute mentale non siano stigmatizzati e le cure psichiatriche siano accessibili da ogni cittadino comune e ovunque in Africa. Bright Shitemi, cofondatore del progetto, ci ha parlato dell’ispirazione che sta dietro la fondazione di questa ONG, degli obiettivi, ostacoli e risultati raggiunti fino ad oggi e dei progetti futuri.

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Tender Arts Nigeria: musica, teatro, pittura nelle corsie di ospedali

TAN nasce nel 2013 con l’obiettivo di promuovere l’arte in tutte le sue forme all’interno delle strutture sanitarie in Nigeria e in altri Paesi africani. Offre diverse attività, dalla pittura alla musica, dai murales al teatro, con lo scopo di migliorare le interazioni sociali, ridurre lo stress e portare un po’ di colore all’interno delle strutture ospedaliere. Attraverso l’arte, i pazienti riescono ad esprimersi senza dover ricorrere alla parola. Ad oggi, più di 15.000 persone hanno avuto l’opportunità di partecipare ai vari progetti che vengono proposti e adattati su misura per ogni paziente. Kunle Adewale, fondatore di questa impresa sociale ci ha raccontato delle loro attività e delle difficoltà che devono affrontare.

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Politiche a favore della disabilità, normative e leggi in Africa

Oltre un miliardo di persone nel mondo vive con qualche forma di disabilità: è tempo di agire. Una raccolta delle strategie politiche e dei piani d’azione sviluppati in diversi Paesi africani per creare una società più inclusivo.

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Le violenze e la vita di strada delle donne con disturbi mentali

Le donne affette da disabilità intellettiva costituiscono ancora, in molte società africane, uno dei gruppi più vulnerabili e stigmatizzati. Indifese e marginalizzate, molte di queste donne sono costrette a vivere per strada dove vengono aggredite e maltrattate. Per far fronte a questo, in vari Stati africani stanno emergendo associazioni specializzate nell’accoglienza e nella supervisione di persone con disturbi mentali e dei loro figli. È il caso delle associazioni Sauvons le reste in Burkina Faso e Action pour l’épanouissement des Femmes, des Démunies et des Jeunes Détenus (AFJD) in Camerun.

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Il quotidiano della follia e le sue varie rappresentazioni in Africa

L’ultimo numero della rivista Politique Africaine è dedicato alla ricerca sull’ordinario della follia in Africa. Il dossier descrive – da una prospettiva storica e antropologica – le varie rappresentazioni attraverso le quali i disturbi mentali vengono percepiti sul continente africano.

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Tabù della pazzia, se tradizioni e linguaggio vincono sulla scienza

Un rapporto approfondito redatto dalla Task Force per la salute mentale in Kenya rende noto l’aumento vertiginoso dei casi di problemi mentali e malattie nel Paese, situazione peggiorata dallo scoppio della pandemia di Covid-19. Malattie e disabilità psicosociale, infatti, sono le due cause principali dei problemi di salute mentale nel Paese. Nell’articolo si citano anche alcune opere letterarie di scrittori africani sull’argomento e si sollecita un dibattito aperto e senza pregiudizi. “Parlare di quest’argomento in una prospettiva tradizionale di tabù e stigma significa aggravare un disastro in corso” afferma Justus Kizito Siboe Makokha, ricercatore presso l’Institute of African Studies dell’Università Kenyatta.

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Baya Osborn, “Occhi d’oceano” che non hanno passato né storia

Baya Osborn – nome d’arte Bayable Word – è un poeta e scrittore keniota di appena diciotto anni. “La mia vita ha preso la strada della poesia” ci ha raccontato. Tra i temi dei suoi testi anche la salute mentale. “La malattia mentale è qualcosa che può riguardare davvero chiunque. Soprattutto persone giovani. Noi scrittori dovremmo scuotere e incoraggiare attraverso le nostre opere tutti coloro i quali vivono un periodo difficile, dovremmo far passare il messaggio che teniamo a loro, che li difenderemo e che le loro vite cambieranno”.

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Il legame tra malattia mentale e povertà, il caso del Sudafrica

Come sottolinea l’OMS, salute mentale non significa assenza di malattia o di infermità. Si tratta piuttosto di un concetto multidimensionale intrinsecamente connesso all’ambiente socio-economico di un individuo. Da qui la nascita del legame tra l’insorgenza di malattie mentali e la povertà, due fenomeni che interagiscono in un circolo vizioso e che riguardano non solo gli adulti ma anche gli adolescenti. La ricercatrice Emily Garman, che ha partecipato allo studio internazionale CHANCES-6, in quest’articolo presenta una serie di studi e fa il punto della situazione alla luce degli interventi mirati a trasformare questo circolo vizioso in un circolo virtuoso.

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Nigeria, il problema del disagio mentale nella sanità locale

Il problema del disagio mentale in Nigeria è un argomento di cui si parla ancora a bassa voce ed è interpretato attraverso terribili pregiudizi. Secondo alcune stime, nel Paese il disturbo mentale colpisce fino al 30% della popolazione e le persone affette non si sentono tutelate dal punto di vista giuridico. In tal senso, in vari Paesi africani stanno emergendo degli approcci innovativi che attraverso l’impiego di social network e terapie di conversazione affrontano la questione e forniscono assistenza. Secondo l’OMS, nei Paesi a basso reddito si spendono 0,25 dollari a persona per la sanità mentale. Un sondaggio a cura di EpiAFRIC e Africa Polling Institute.

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