“La depressione è per gli altri, i bianchi. Qui la chiamiamo Follia”

Nanda è un’artista gabonese singolarmente poliedrica, poeta slameuse, cantante, scrittrice e giornalista. Appartiene alla famiglia degli idealisti che osano credere nel potere dell’oralità, nella capacità della parola poetica di unire gli esseri umani e risvegliare i sogni per renderci migliori. Ha partecipato a numerosi fesitval iin diverse nazioni. È co-fondatrice del collettivo Slam Action e della Maquis Bibliothèque, nonché membro del collettivo Kidikwa. In questo testo parla della follia come perlopiù la si interpreta in Africa, non in Occidente e racconta la storia di una donna isolata e giudicata a causa dell’amore di una sola notte. “Malattia mentale”?/Il termine non gira nelle strade qui/È un dolcetto assaporato da bocche intellettuali/Qui la chiamiamo “Follia”.

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Baya Osborn, “Occhi d’oceano” che non hanno passato né storia

Baya Osborn – nome d’arte Bayable Word – è un poeta e scrittore keniota di appena diciotto anni. “La mia vita ha preso la strada della poesia” ci ha raccontato. Tra i temi dei suoi testi anche la salute mentale. “La malattia mentale è qualcosa che può riguardare davvero chiunque. Soprattutto persone giovani. Noi scrittori dovremmo scuotere e incoraggiare attraverso le nostre opere tutti coloro i quali vivono un periodo difficile, dovremmo far passare il messaggio che teniamo a loro, che li difenderemo e che le loro vite cambieranno”.

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Eleazer Obeng, “Il laccio del diavolo”, male silenzioso che opprime

“Il sole è alto, sembra un nuovo giorno. Sospiro. Sei ancora qui. Non lo è. Come sei entrata? Piango. Un frastuono innaffia la mia ansia facendo germogliare il dubbio e i traumi del passato che pensavo di avere sepolto.” Questo poema, ci racconta Eleazer Obeng, “nasce come annotazioni in cui cercavo di dare un senso a una facciata creata per allontanare un vuolo che sentivo dentro e che non riuscivo a spiegarmi”. Dennis, questo il nome nella vita reale, si definisce “gender fluid” e in Ghana, Paese dove è nato e vive, è attivista per i diritti dei queer.

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“Voglio umanità!” di Mercy Geno Apachi, poeta timida

“Immagina di raccogliere tutto il tuo coraggio e di venire da me. Da me, una ragazza sconosciuta seduta da sola a mensa. Da me, quella signora apparantemente molto occupata con una tazza di caffè fumante al bar. Da me, quell’adolescente piena di arie, assediata dagli ammiratori, l’invidia di tutte. Immagina di venire da me e dirmi “ciao. Immagina di raccogliere tutta la tua empatia e di venire da me…” Inizia così questa poesia che pubblichiamo su gentile consessione dell’autrice. Parla di solitudine, di abbandono, di ricerca dell’altro.

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“I deboli pilastri della sanità mentale” di Ronald K Ssekajja

“La mia dottoressa entra, tende il braccio guantato, macchiato dai silenziatori multicolore, con cui vuole impasticcarmi, per rinsaldare i deboli pilastri della mia sanità mentale”. Ѐ la prima strofa di una poesia dell’autore ugandese che ha dedicato molti testi al tema in questione. In arrivo altre opere e raccolte che indagano timori e solitudini della malattia mentale. Pubblichiamo la traduzione in italiano e l’originale in inglese.

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