queer

Eleazer Obeng, “Il laccio del diavolo”, male silenzioso che opprime

“Il sole è alto, sembra un nuovo giorno. Sospiro. Sei ancora qui. Non lo è. Come sei entrata? Piango. Un frastuono innaffia la mia ansia facendo germogliare il dubbio e i traumi del passato che pensavo di avere sepolto.” Questo poema, ci racconta Eleazer Obeng, “nasce come annotazioni in cui cercavo di dare un senso a una facciata creata per allontanare un vuolo che sentivo dentro e che non riuscivo a spiegarmi”. Dennis, questo il nome nella vita reale, si definisce “gender fluid” e in Ghana, Paese dove è nato e vive, è attivista per i diritti dei queer.

Eleazer Obeng, “The Devil’s Snare”: that silent, oppressive evil

“The sun is up, it seems like a new day sigh. you are still here. It’s not. How did you get in? I cry. Hubbub waters my anxiety. Sprouting doubt, and the traumas of my past I thought I buried.” This poem, as Eleazer Obeng tells us, “was born as annotations in which I tried to make sense of a facade created to remove an empitenss that I felt inside and that I could not explain to myself”. Dennis, this is the name in real life, defines himself as a “gender fluid” and in Ghana, the country where he was born and lives, he is an activist for queer rights.