Arteterapia per superare traumi. I casi RDC, Sierra Leone, Ruanda

In contesti volatili quali la regione del Nord Kivu, il Ruanda post-genocidio o la Sierra Leone, l’arte è stata impiegata da specialisti e operatori umanitari per trattare diverse condizioni di natura psichica. In molte zone del continente africano le persone affette da patologie mentali mancano di un supporto terapeutico effettivo. Questi individui rimangono soli nell’affrontare la malattia e costretti a combattere contro lo stigma giorno dopo giorno. È tuttavia provato come l’arteterapia possa supportare il trattamento di stress post-traumatico, depressione o nevrosi e sia da considerarsi un alleato valido durante il processo di guarigione.

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“Mental 360”, in Kenya contro depressione e suicidi tra i giovani

Mental 360 è un’organizzazione non-profit di sensibilizzazione sulla salute mentale nata nel 2016. Tra le sue attività il benessere fisico, consulenze, arte-terapie, yoga e danza, tutte volte a promuovere la salute mentale e la stabilità emotiva. Missione dell’iniziativa è quella di costruire una società in cui i problemi legati alla salute mentale non siano stigmatizzati e le cure psichiatriche siano accessibili da ogni cittadino comune e ovunque in Africa. Bright Shitemi, cofondatore del progetto, ci ha parlato dell’ispirazione che sta dietro la fondazione di questa ONG, degli obiettivi, ostacoli e risultati raggiunti fino ad oggi e dei progetti futuri.

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Le violenze e la vita di strada delle donne con disturbi mentali

Le donne affette da disabilità intellettiva costituiscono ancora, in molte società africane, uno dei gruppi più vulnerabili e stigmatizzati. Indifese e marginalizzate, molte di queste donne sono costrette a vivere per strada dove vengono aggredite e maltrattate. Per far fronte a questo, in vari Stati africani stanno emergendo associazioni specializzate nell’accoglienza e nella supervisione di persone con disturbi mentali e dei loro figli. È il caso delle associazioni Sauvons le reste in Burkina Faso e Action pour l’épanouissement des Femmes, des Démunies et des Jeunes Détenus (AFJD) in Camerun.

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Tabù della pazzia, se tradizioni e linguaggio vincono sulla scienza

Un rapporto approfondito redatto dalla Task Force per la salute mentale in Kenya rende noto l’aumento vertiginoso dei casi di problemi mentali e malattie nel Paese, situazione peggiorata dallo scoppio della pandemia di Covid-19. Malattie e disabilità psicosociale, infatti, sono le due cause principali dei problemi di salute mentale nel Paese. Nell’articolo si citano anche alcune opere letterarie di scrittori africani sull’argomento e si sollecita un dibattito aperto e senza pregiudizi. “Parlare di quest’argomento in una prospettiva tradizionale di tabù e stigma significa aggravare un disastro in corso” afferma Justus Kizito Siboe Makokha, ricercatore presso l’Institute of African Studies dell’Università Kenyatta.

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Il legame tra malattia mentale e povertà, il caso del Sudafrica

Come sottolinea l’OMS, salute mentale non significa assenza di malattia o di infermità. Si tratta piuttosto di un concetto multidimensionale intrinsecamente connesso all’ambiente socio-economico di un individuo. Da qui la nascita del legame tra l’insorgenza di malattie mentali e la povertà, due fenomeni che interagiscono in un circolo vizioso e che riguardano non solo gli adulti ma anche gli adolescenti. La ricercatrice Emily Garman, che ha partecipato allo studio internazionale CHANCES-6, in quest’articolo presenta una serie di studi e fa il punto della situazione alla luce degli interventi mirati a trasformare questo circolo vizioso in un circolo virtuoso.

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