“Senza titolo”, quelle parole dissolte nel vortice della depressione

Una poesia intitolata “Senza titolo”, perché di fronte alla depressione spesso mancano “le parole per dirlo”. Non solo il mondo circostante sembra dissolversi, ma le parole stesse si svuotano, non sembrano adeguate a descrivere il malessere che si prova. Questo il tema al centro della poesia di Alum Comfort Anne, giovane e talentuosa poetessa ugandese che, ispirata dalla sua esperienza personale, ci conduce con lei nel cuore di una notte dolorosa, in bilico tra il desiderio di vivere e quello di morire. La poetessa ci accompagna fino all’alba, con un richiamo finale ricco di speranza all’umana comprensione e solidarietà, perché “siamo tutti umani, alla fine”.

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“No title”, when words dissolve in the whirlpool of deep depression

A poem entitled “No title”, because when one suffers from depression there seem to be no words to describe it. The world around seems to dissolve and words are deprived of their meaning and unfit to describe one’s feelings. This is the theme at the heart of the poem by Alum Comfort Anne, a young and talented Ugandian poet who has been inspired by her personal struggle with depression. She takes us in the middle of a stormy night, torn by the desire both to live and to die, until the break of dawn. The final verses convey not only the despair behind a suicide attempt but also the invincible faith in human solidarity and mutual support, because “we are all just human, anyway”.

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“La depressione di mia madre”, eredità di una notte di luna rossa

Carolyne M. Acen, in arte Afroetry, è una poetessa ugandese specializzata in Spoken word, scrittrice e counselor. Da anni dedica la sua vita all’arte poetica che per lei è diventata una forma di attivismo per portare a galla questioni e situazioni delicate e complesse: tra queste la condizione della donna e i condizionamenti e pregiudizi che derivano da una mentalità patriarcale e maschilista, non solo africana. In questo testo, “La depressione di mia madre”, esplora il tema del disagio psichico legato alla situazione familiare e, appunto, ad una forma di vita oppressa da condizionamenti sociali.

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“My mother’s depression”, inherited on the night of the blood moon

Carolyne M. Acen, aka Afroetry, is a Ugandan Spoken word poet, writer and counselor. She has dedicated her life to poetry, which for her has become a form of activism to raise consciousness about delicate and complex issues: among these the condition of women, the search for freedom and all the prejudices coming from a patriarchal and macho mentality, not only African one. In this text, “My mother’s depression” she explores the theme of psychological distress linked to the family situation and, in fact, to a form of life oppressed by social constraining.

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“Sono un rifugiato nella mia mente”, la perdita dell’appartenenza

In questo testo poetico Alex Kitaka racconta il senso di estraneità rispetto al mondo e persino a se stessi tipico del disagio mentale, dei cattivi pensieri che come mosche ronzano nella testa a ripeterci che non c’è posto per noi, da nessuna parte. Ma Alex ci ricorda che c’è sempre la possibilità di “fiorire” e la condivisione è un grande strumento di guarigione: “Ritengo che la scrittura offra un luogo sicuro per lasciarsi andare e far uscire quei sentimenti che minacciano la salute mentale di un individuo. Come sempre, la scrittura è terapeutica!”

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“I am a refugee in my mind”, when the sense of belonging is lost

In his poem “I am a refugee in my mind”, Alex Kitaka describes the sense of estrangement from the world and even oneself brought by mental distress. Bad thoughts represented by house flies buzz in our head and keep saying that there is no place for us, anywhere. But Alex reminds us that there is always a chance for us to bloom like roses and to heal through sharing: “I believe that writing creates a safer place to let out and let go of feelings that endanger someone’s mental health. Like always, writing is therapy!”

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“I deboli pilastri della sanità mentale” di Ronald K Ssekajja

“La mia dottoressa entra, tende il braccio guantato, macchiato dai silenziatori multicolore, con cui vuole impasticcarmi, per rinsaldare i deboli pilastri della mia sanità mentale”. Ѐ la prima strofa di una poesia dell’autore ugandese che ha dedicato molti testi al tema in questione. In arrivo altre opere e raccolte che indagano timori e solitudini della malattia mentale. Pubblichiamo la traduzione in italiano e l’originale in inglese.

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