Overcoming post-conflict trauma with art: three African case studies

In volatile environments such as conflict-torn North Kivu, post-genocide Rwanda, or Sierra Leone, experts and humanitarian aid workers are now employing art to support the treatment of mental health conditions caused by violence. In many areas of the African continent, people with psychological illnesses lack effective therapeutic support – left alone in dealing with the sickness and forced to fight every day against the stigma. In these circumstances, art therapy can represent an important ally to cure pathologies such as PTSD, depression or nevrosis.

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Arteterapia per superare traumi. I casi RDC, Sierra Leone, Ruanda

In contesti volatili quali la regione del Nord Kivu, il Ruanda post-genocidio o la Sierra Leone, l’arte è stata impiegata da specialisti e operatori umanitari per trattare diverse condizioni di natura psichica. In molte zone del continente africano le persone affette da patologie mentali mancano di un supporto terapeutico effettivo. Questi individui rimangono soli nell’affrontare la malattia e costretti a combattere contro lo stigma giorno dopo giorno. È tuttavia provato come l’arteterapia possa supportare il trattamento di stress post-traumatico, depressione o nevrosi e sia da considerarsi un alleato valido durante il processo di guarigione.

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Migrants’ post-traumatic stress is aggravated by hotspot system

Most of the migrants who have arrived in Europe by sea since 2015 have experienced violence: mental health problems emerge during the reception period in host countries, particularly post-traumatic stress disorder. Thanks to a recent study, we know that what awaits these people upon arrival matters just as much as their experiences along the migration route and in their country of origin. Life in large facilities such as hotspots and CARAs can negatively affect previous traumas. Associations agree: it is time to remove the obstacles to integration, radically changing the border approach proposed by the EU.

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Migranti, lo stress post traumatico esasperato dal sistema hotspot

La maggior parte dei migranti arrivati in Europa via mare dal 2015 ha subìto violenze: problemi di salute mentale emergono durante il periodo di accoglienza, in particolare il disturbo da stress post-traumatico. Grazie a un recente studio, sappiamo che ciò che aspetta queste persone all’arrivo conta, tanto quanto le esperienze vissute lungo la rotta migratoria e nel Paese di origine. La vita in grandi strutture come gli hotspot e i CARA può incidere negativamente su disturbi pregressi. Le associazioni concordano: è tempo di rimuovere gli ostacoli all’integrazione, modificando radicalmente il modello di frontiera proposto dall’UE.

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