Modelli inclusivi in Kenya, le scuole inABLE per ciechi e ipovedenti

Nel mondo ci sono almeno 1 miliardo di persone che vivono con una qualche forma di disabilità, l’80% si trova nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. Sono dati della World Bank che fa notare come le persone disabili siano soggette ad una lunga serie di limitazioni e abusi in conseguenza del loro stato. E questo soprattutto in Paesi dove i servizi di tutela sociale e quelli sanitari sono meno forti. Dalla difficoltà a trovare un posto di lavoro alla maggiore possibilità di subire violenze e anche stupri; dall’esclusione sociale a vari tipi di discriminazione. Si calcola, inoltre, che il 90% dei bambini con disabilità nei Paesi in via di sviluppo non frequenti la scuola. Questo si traduce nel bassissimo tasso di alfabetizzazione, 3% per gli uomini e addirittura 1% per le donne.

Da tempo è emersa in Africa la consapevolezza che la strada dell’indifferenza al problema e della marginalizzazione non paga nè a livello di crescita economica nè di miglioramento delle società. E se non è la politica ad agire spesso sono istituzioni private. inABLE, organizzazione no-profit con sedi in USA e Kenya, lavora nel campo dell’inclusività e dell’accessibilità digitale, dove nessuno oggi, neanche i portatori di handicap, possono restare indietro. Ad ottobre si svolgerà il primo evento virtuale, Inclusive Africa Conference 2020. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità di accedere alle informazioni digitali, e all’apprendimento da remoto al momento praticamente inaccessibile. Attesi almeno 500 partecipanti collegati da tutto il continente.

Ne abbiamo parlato con Irene Mbari-Kirika, fondatrice e direttrice esecutiva di inABLE, la cui missione è fornire alle scuole africane una tecnologia adatta all’insegnamento e apprendimento rivolta a giovani studenti privi di vista o ipovedenti. Mbari-Kirika ci ha dunque spiegato il progetto in corso, le sfide, i risultati raggiunti.

Cos’è l’Inclusive Africa Conference e qual è il risultato atteso dall’evento?

Lo scorso marzo, dopo sei mesi di pianificazione, inABLE ha dovuto accantonare l’idea di svolgere la Inclusive Africa Conference in presenza a causa del Covid-19. L’evento si è rapidamente trasformato in una serie di webinar online che hanno attirato centinaia di partecipanti e ricevuto reazioni positive. Questo slancio ed entusiasmo nel promuovere l’accessibilità digitale in Africa ha portato alla prima edizione della Inclusive Africa Conference che si terrà l’8 e 9 ottobre.

Il tema della conferenza è la promozione dell’accessibilità digitale in Africa. Il nostro obiettivo è quello di far progredire l’accessibilità digitale e la tecnologia assistiva attraverso la condivisione di conoscenze delle migliori pratiche regionali e globali nell’implementazione di standard, politiche e programmi di accessibilità. Inoltre, vorremmo anche spingere Governi e il settore privato a fare investimenti nella progettazione inclusiva e nell’accessibilità digitale.

Come è nata l’idea di fondare inABLE?

Una semplice richiesta di libri in Braille da parte di una piccola biblioteca rurale inaugurata nel 2008 a Thika Town, nella contea di Kiambu, Kenya, ha portato alla creazione del Programma di inABLE Computers-Labs-for-the-Blind. È stato un gruppo di studenti ciechi molto attivi ad informarmi che il loro apprendimento era molto limitato a causa della mancanza di libri in Braille. È  importante comprendere che le persone affette da cecità e ipovedenti sono un gruppo svantaggiato in Africa, specialmente quando si tratta di bambini. Le opportunità educative sono decisamente più scarse, e laddove ci sono, sono sempre inferiori alle necessità e sottofinanziate.

Questa ingiustizia mi ha motivato a creare un ambiente per l’apprendimento delle tecnologie informatiche per studenti ciechi e ipovedenti e garantire che queste menti brillanti possano utilizzare i computer per accedere a risorse educative illimitate. Ad eccezione degli studenti del Programma inABLE, applicato in sei scuole per studenti ciechi e ipovedenti, la maggior parte degli studenti si diploma avendo solo competenze Braille per poi entrare in un mondo in cui il Braille è completamente ignorato.

Oggi, dieci anni dopo, inABLE continua a perfezionare ed estendere il suo programma Computer-Labs-for-the-Blind. Allo stesso tempo, lavora anche per abbattere le barriere digitali organizzando eventi – Inclusive Africa – dal vivo e online evidenziando le migliori pratiche di accessibilità digitale globale. Pratiche che mettono le persone con disabilità al centro della progettazione inclusiva e garantiscono che tutti abbiano accesso alle informazioni online.

Irene Mbari-Kirika con alcuni studenti di inABLE Computer Labs for The Blind, presso la Thika Primary School for the Blind

Perché è così importante non ritardare l’esclusione digitale tra le persone con disabilità?

Purtroppo, affrontando molteplici forme di esclusione legate all’istruzione, alla sanità, alla parità di genere e all’inclusione sociale, le persone con disabilità sono tra le più vulnerabili. Dovrebbe essere scontato che ogni azienda e ente pubblico consideri come le persone accedono ad un sito web e garantisca a tutti i gruppi le stesse possibilità. Una tale mentalità lungimirante in materia di accessibilità digitale potrebbe aprire porte virtuali a tutte le persone, invece che a pochi eletti.

Per molti africani con disabilità, questi servizi digitali sono semplicemente inaccessibili, non sono mai stati progettati per essere alla portata di tutti. All’inizio della pandemia di COVID-19 è stato chiesto alle persone di navigare online per aver accesso ad informazioni vitali circa la sanità pubblica e alla didattica a distanza, questo non ha fatto altro che rafforzare le diseguaglianze sistemiche già esistenti nell’ambito dell’inclusione e protezione delle persone con disabilità. Mentre i vari Paesi cercavano di garantire la continuità didattica, proteggendo al contempo la sicurezza e il benessere degli studenti, quelli con disabilità rischiavano maggiormente di rimanere esclusi.

Oggi più che mai c’è bisogno di risolvere la questione accessibilità al web, e per farlo inABLE sta portando in Africa esperti in questo campo attraverso una piattaforma online accessibile con sottotitoli in tempo reale e un interprete in lingua dei segni. Tutto questo per dare il via a politiche e ad azioni di accessibilità digitale.

Quante persone vivono con una qualche forma di disabilità nell’Africa subsahariana? 

Secondo i dati della Banca Mondiale, sono circa un miliardo le persone che vivono con una qualche forma di disabilità, ovvero il 15% della popolazione mondiale. La disabilità è maggiore nei Paesi in via di Sviluppo e 80 milioni dei casi si trovano in Africa. Si stima che circa 1 bambino su 10 nel mondo abbia una disabilità. Oltre alla povertà e al pregiudizio, l’impossibilità di accedere ad ausili tecnologici rappresenta un grande ostacolo che limita l’accesso dei bambini disabili all’istruzione e alla partecipazione all’interno della comunità. Per molti di loro, le tecnologie assistive rappresentano la differenza tra godere dei propri diritti o esserne privati. Tuttavia, in molti Paesi a basso reddito, soltanto il 5-15% di coloro che necessitano di tali tecnologie riescono ad ottenerle (dati UNICEF).

Quante scuole, bambini e insegnanti sono coinvolti nel progetto inABLE?

In Kenya, inABLE attualmente dispone di otto laboratori informatici in sei scuole per ciechi, volti a colmare il divario di competenze informatiche di base tra ciechi e vedenti. Il nostro programma è valido perché fornisce tutto il necessario, compresi laboratori di tecnologia assistiva e l’acquisizione di competenze di base che sono fondamentali per far sì che gli studenti possano utilizzare i dispositivi in modo autonomo e usufruire dei contenuti online. In ogni laboratorio di tecnologia assistiva installiamo la struttura, i mobili per i computer, l’hardware, il software e accessori vari. Ad oggi, abbiamo iscritto più di 8.000 studenti e insegnanti privi di vista o ipovedenti, fornito più di 35.000 ore di formazione sulle tecnologie assistive, reclutato, assunto e formato 15 istruttori in tali tecnologie.

Il nostro obiettivo è quello di creare almeno 50 programmi di inABLE Computer-Labs-for-the-Blind in tutta l’Africa Orientale così da raggiungere almeno 10.000 studenti ipovedenti. La capacità di inABLE di fornire una formazione di qualità, ai bambini privi di vista aumenterà del 50% entro i prossimi cinque anni.

Sessione peer to peer nel laboratorio informatico di una delle sei scuole per giovani con difficoltà visive in Kenya

Potrebbe farci qualche esempio di come funziona il vostro programma?

Ogni giorno gli istruttori documentano quanto i nostri studenti ciechi e ipovedenti riescano a trarre vantaggio dai corsi di tecnologia informatica. Grazie ai laboratori di tecnologia assistiva, gli studenti sono ora in grado di accedere ai programmi educativi online, cercare i propri compiti, comunicare con tutto il mondo, utilizzare i social media, tenere dei blog, sviluppare della competenze utili per un futuro lavoro come ad esempio, saper codificare l’HTML, testare applicazioni e progettare un sito web. Tali competenze forniscono una base solida, condizioni più eque e preparano i ragazzi ciechi e ipovedenti alle opportunità di lavoro e di istruzione post-laurea.

Nancy Muthoni fa parte di un gruppo di studenti di inABLE completamente ciechi che stanno imparando la programmazione HTML e Java. Saper codificare aiuta a sviluppare il pensiero critico, matematico e la creatività, e allo stesso tempo insegna a sapere risolvere i problemi e a collaborare. (Guarda il video)

John Brown è albino e ipovedente dalla nascita. I suoi genitori sono contadini del Kenya occidentale e hanno otto figli, due dei quale affetti da cecità. John non è completamente cieco ma lo diventerà con il tempo perché la sua vista sta continuando a peggiorare. Grazie al programma informatico di inABLE, ha acquisito maggiore fiducia in se stesso, e con un’ampia conoscenza dei computer e l’accesso alle risorse di Internet sta ora frequentando l’Università. Al momento sta sviluppando il proprio sito web nel quale mette in luce le sfide che le persone cieche o ipovedenti devono affrontare e offre soluzioni a persone che hanno i medesimi problemi. (Guarda il video)

Qual è l’approccio da adottare se uno studente ha più di un tipo di disabilità?

Negli ultimi 11 anni abbiamo lavorato con una serie di partner per migliorare la tecnologia assistiva per ciechi e ipovedenti. I nostri programmi sono stati creati su misura per persone prive di vista o ipovedenti. Tuttavia, molti dei nostri studenti hanno disabilità multiple e sono quindi necessarie modifiche e sistemazioni diverse per soddisfare le loro esigenze.

Ad esempio, nel 2014, abbiamo avuto tre studenti ipovedenti e sordi, mentre altri quattro studenti erano sordociechi. Grazie ai loro istruttori le lezioni sono state modificate per rispondere alle esigenze di entrambi i gruppi. La normale lezione, che solitamente dura 30 minuti, non era sufficiente per questi studenti perché il linguaggio di programmazione della lingua dei segni inglese richiede più tempo. Questa rielaborazione del programma informatico ha dato modo agli istruttori di apprezzare maggiormente il valore del linguaggio dei segni, in quanto sono diventati loro stessi degli studenti guidati da dei formatori qualificati.

Il programma è previsto solo per l’istruzione di base?

Al momento lavoriamo con gli studenti della scuola primaria e secondaria. Tuttavia, stiamo sviluppando un programma Tech Hub attraverso il quale prevediamo di lavorare con studenti diplomati delle scuole superiori. L’obiettivo è quello di fornire competenze tecniche informatiche e di programmazione, al fine di dare maggiori possibilità d’impiego e autonomia finanziaria.

Ci sono altri Paesi particolarmente avanzati nel dare agli studenti con disabilità la possibilità di seguire dei programmi speciali come il vostro, e che sono pronti a collaborare?

Solo una piccola parte (11%) degli istituti per ciechi  in tutta l’Africa orientale prevede corsi d’informatica per i propri studenti, il che non fa che aumentare ulteriormente il divario digitale e l’emarginazione delle persone affette da cecità. In un mondo sempre più plasmato e guidato dall’informazione e dalla tecnologia c’è urgente bisogno di affrontare questa situazione.

Il Governo keniota ha fatto dei progressi lodevoli in termini di miglioramento della tecnologia inclusiva, ma c’è ancora molta strada da fare. Credo che per rendere possibile tutto questo i Governi debbano collaborare con il settore privato. Recentemente, il ministro delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) del Kenya ha esaminato la politica nazionale in materia.  Ho apprezzato l’approccio strategico, molto inclusivo, formulato dal ministro che pone un’enfasi tangibile sull’accessibilità delle tecnologie da parte delle persone con disabilità.

Il vostro progetto e le vostre tecnologie vengono utilizzati anche in altri spazi pubblici come uffici pubblici, ospedali, etc.?

Inizialmente il programma inABLE Computer-Labs-for-the-Blind era strettamente legato all’aula con computer e desktop. Poi, man mano che la tecnologia è cambiata, i computer portatili e i dispositivi mobili sono diventati sempre più disponibili e parte integrante del nostro programma. In seguito, inABLE è stato in grado di dimostrare come i giovani ciechi e ipovedenti utilizzino il computer per espandere il loro apprendimento, in eventi di sensibilizzazione alla popolazione.

La pandemia di COVID-19 ha colpito i sistemi educativi di tutto il mondo. I nostri studenti con bisogni educativi speciali sono stati rimandati a casa a causa della chiusura delle scuole. Per la maggior parte di loro, l’apprendimento si è fermato. Per far fronte a questa disconnessione, inABLE ha collaborato con Google, il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale e il Ministero dell’Istruzione per varare un progetto di istruzione scolastica a casa. Il progetto prevedeva la distribuzione di 40 portatili Chromebook e cuffie a 22 studenti, 10 stagisti e 8 insegnanti di quattro scuole per ciechi all’interno del territorio keniota.

Qual è il più grande successo di inABLE e qual è la vostra più grande frustrazione e/o insuccesso?

Inizialmente, il successo per me è stato quello di estendere il programma informatico a tutte le 16 scuole per studenti ciechi, prima in Kenya e poi anche in altre nazioni africane. Tuttavia, osservando come l’apprendimento di competenze informatiche di base desse agli studenti privi di vista una nuova visione della vita, ho presto capito che il è vero successo era proprio questo. Una volta che iniziano ad avere accesso alle informazioni online e a comunicare con il mondo esterno, acquistano speranza ed entusiasmo per il loro futuro.

Mentre a livello operativo, il nostro successo si misura sul numero di giovani ciechi e ipovedenti che possono utilizzare la tecnologia informatica per migliorare i loro risultati scolastici, acquisire competenze essenziali per un futuro lavoro e soprattutto diventare più indipendenti.

Ad esempio, all’età di 16 anni, Valerie Olesia Busaka ha perso la vista dall’occhio destro e le si è abbassato notevolmente il visus all’occhio sinistro in seguito ad un intervento salvavita a causa di un tumore al cervello. Valerie inizialmente era distrutta per la perdita della vista, ma oggi è laureata e motiva i giovani nel suo ruolo di leader studentesco e mentore. Le sue capacità di leadership le hanno assicurato un posto come membro del Congresso per studenti con bisogni educativi speciali.

[Traduzione dall’inglese a cura di Clelia Marri]

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