Africa e salute mentale, l’assenza di investimenti e professionisti

[Traduzione a cura di Luciana Buttini dall’articolo originale pubblicato su Society for Disease Prevention]

Investire nella salute mentale. World Economic Forum/Flickr in licenza CC
Investire nella salute mentale. World Economic Forum/Flickr in licenza CC

Una panoramica sulla situazione della salute mentale in Africa

Il grande continente africano è costituito da numerosi Stati, molti dei quali si presentano, in particolare nella regione subsahariana, come Paesi a basso e medio reddito (LMIC). Gran parte dell’Africa è caratterizzata da elevati tassi di mortalità a causa di fenomeni quali malnutrizione, malattie infettive e non, e carenza di servizi sanitari di base.

L’assistenza sanitaria è un settore dell’economia scarsamente finanziato in molti Paesi africani, e ciò viene messo in evidenza dall’incapacità delle nazioni di mettere in atto la Dichiarazione di Abuja del 2001. Quest’ultima, redatta dai Paesi membri dell’Unione Africana, richiedeva l’impegno da parte di ogni nazione di destinare almeno il 15% del proprio budget nazionale al settore sanitario. A distanza di vent’anni dall’adozione della Dichiarazione, lo stanziamento di bilancio per l’assistenza sanitaria in molti Paesi africani è ancora inferiore al 15% e la salute mentale sembra essere l’aspetto meno considerato del settore sanitario.

Molto tempo prima, nel 1988 e nel 1990, gli Stati appartenenti all’ufficio regionale africano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avevano sviluppato e adottato due risoluzioni sulla salute pubblica, al fine di migliorare la qualità dei servizi per la salute mentale attraverso l’elaborazione di politiche, programmi e piani di azione adeguati in materia. Da allora, una serie di sondaggi hanno rivelato che, nonostante ci sia stato un certo grado di miglioramento, resta ancora molto da fare per ottimizzare le condizioni dei servizi per la salute mentale nella maggior parte dei Paesi africani.

Sono numerosi i pregiudizi sulla malattia mentale che circolano tra la collettività, e gli atteggiamenti della gente nei confronti di questi disturbi sono fortemente condizionati dalle credenze popolari legate al soprannaturale. Lo stigma verso le persone con problemi mentali è molto comune e ciò che viene fatto per sostenere questi individui a livello fisico o emotivo è davvero poco.

Ospedale psichiatrico di Zomba in MAlawi. Daniel Maisson/Flickr in licenza CC
Ospedale psichiatrico di Zomba in Malawi. Daniel Maisson/Flickr in licenza CC

Problemi legati alla salute mentale in Africa

L’avvento di nuovi farmaci, più efficaci per la cura delle malattie mentali, porta con sé la speranza che i risultati ottenuti dalla gestione di pazienti con disturbi mentali migliorino notevolmente. Ma a quanto pare non è così per molti Paesi africani. Ad esempio, in queste nazioni l’accesso ai suddetti nuovi farmaci è limitato, principalmente a causa dello scarso potere di acquisto, dei problemi logistici e delle difficoltà nell’avviare una produzione locale. È abbastanza comune riscontrare una carenza di operatori della salute mentale.

Come dimostrano le statistiche, la regione africana conta soltanto 1,4 operatori ogni 100.000 abitanti, rispetto alla media globale di circa 9 operatori ogni 100.000 abitanti. Nel Continente vi è anche un numero chiaramente insufficiente di psichiatri e ciò è dovuto alla scarsa formazione professionale e a un basso tasso di specializzazione tra i medici, a causa dello stigma associato alle malattie mentali. Inoltre, le strutture per la riabilitazione mentale versano in condizioni pessime poiché il numero di posti letto per i pazienti risulta inferiore alla media globale, motivo per cui nei centri della maggior parte del territorio si registrano bassi tassi di visite.

Sebbene siano stati fatti alcuni sforzi per istituire delle politiche volte a migliorare la qualità dei servizi per la salute mentale, la loro attuazione ha prodotto uno scarso successo e numerosi Paesi africani mancano completamente di politiche o programmi autonomi in materia. La situazione viene ulteriormente aggravata dall’assenza di ricerche significative circa i problemi legati alla salute mentale e in questo modo è difficile monitorare la frequenza dei casi e il livello di inadeguatezza delle cure.

Mancando una ricerca definitiva, non vi sono basi statistiche per cui i Governi e i decisori politici possano instaurare una collaborazione volta a emanare e attuare politiche efficaci e adatte alle sfide legate alla salute mentale e proprie di ogni Paese. Una delle conseguenze di queste politiche precarie risiede in un uso disinvolto di metodi terapeutici crudeli per la gestione dei pazienti affetti da malattie mentali, come percosse, incatenamenti e somministrazione forzata di farmaci per i pazienti ricoverati nei centri di riabilitazione mentale. Come conseguenza di queste esperienze angoscianti, è abbastanza frequente per chi è affetto da disturbi mentali si astenga dal consultare un medico per timore di essere portato in tali centri e ricevere certi trattamenti.

La comparsa della pandemia da Covid-19 ha peggiorato ulteriormente le malattie mentali e non solo in Africa ma a livello mondiale. I lockdown messi in atto nella maggior parte dei Paesi, oltre a inasprire i problemi mentali già esistenti tra i pazienti interni ed esterni alle strutture, hanno innescato l’insorgenza di diversi disturbi mentali come depressione, solitudine e ansia.

Così c’è stato un incremento della domanda dei servizi per la salute mentale, che sfortunatamente non può essere soddisfatta da molte strutture sanitarie in quanto gran parte degli sforzi in materia di assistenza sanitaria sono destinati alla lotta contro il Covid-19. Man mano che la pandemia comincia a ridursi, la maggior parte degli ospedali e delle strutture sanitarie vengono riaperti. Ma con il mantenimento delle misure di distanziamento sociale, è difficile riuscire ad avere degli appuntamenti fisici regolari con coloro che forniscono assistenza sanitaria mentale.

La sicurezza della salute mentale in Africa, problemi e soluzioni

I leader africani devono compiere uno sforzo collettivo al fine di accrescere i finanziamenti nazionali destinati all’assistenza sanitaria mentale nei rispettivi Paesi. Devono anche adoperarsi per istituire maggiori centri di riabilitazione che siano ben attrezzati per gestire in modo adeguato i casi. Bisognerebbe anche creare dei partenariati pubblici-privati volti a realizzare dei programmi di formazione intensivi per psichiatri e altri professionisti del settore; questi sforzi devono anche contribuire a introdurre incentivi nei regimi di pagamento al fine di incoraggiarli nel loro lavoro di assistenza agli individui affetti da problemi mentali.

Gli enti sanitari nazionali e le organizzazioni no profit (ONG) possono incoraggiare l’elaborazione di politiche adeguate attraverso la concessione di sovvenzioni ai ricercatori africani per lo svolgimento di ricerche qualitative e quantitative che valutino la diffusione dei disturbi mentali, i fattori di rischio associati, l’efficacia e i costi degli interventi clinici, e il tipo di politica più adatto per far fronte a tali questioni. Questi studi di ricerca consentiranno ai Governi e ai decisori politici di emanare e attuare politiche efficaci che miglioreranno la qualità dei servizi di salute mentale e garantiranno anche l’eliminazione di tutti i metodi terapeutici violenti, preservando i diritti umani fondamentali dei pazienti ricoverati nei centri di riabilitazione.

Nel tentativo di accrescere la consapevolezza della popolazione generale riguardo i disturbi mentali, i singoli Paesi africani possono compiere degli sforzi per organizzare delle campagne di sensibilizzazione a livello locale e nazionale. Possono farlo attraverso mezzi fisici come manifestazioni e programmi di formazione nelle comunità urbane e rurali. E anche attraverso l’impiego di strumenti virtuali come la circolazione sui social network di infografiche e miti da sfatare sul tema della salute mentale, oppure creando programmi televisivi o radiofonici che informino i cittadini sulle complessità dei disturbi mentali e sulla necessità di preservare la dignità degli indvidui affetti da tali problematiche.

Attraverso questi strumenti fisici e virtuali, le persone possono aver accesso a consulenze tenute da medici esperti che le guidino sulle corrette pratiche necessarie a garantire il loro benessere mentale, e in questo modo coloro che soffrono di disturbi possono essere incoraggiati a consultare tempestivamente un medico.

Con l’avvento della pandemia da Covid-19, in gran parte dei Paesi sviluppati i sistemi sanitari hanno fatto ricorso all’uso della telemedicina nella gestione dei servizi sanitari, tra cui quelli relativi alla salute mentale. Poiché di recente il tasso di utilizzo delle telecomunicazioni è notevolmente migliorato nella maggior parte dei Paesi africani, allo stesso modo si possono adottare approcci di telemedicina simili.

Attualmente in tutta l’Africa si stanno costituendo numerose ONG per la salute mentale come MANI e PsyndUp in Nigeria, il progetto MEGA nello Zambia e in Sudafrica, Wazi in Kenya e MindIT in Ghana. Queste start-up tecnologiche per la salute mentale lavorano a stretto contatto con le associazioni locali e nazionali di psichiatria per fornire consulenze virtuali gratuite alle persone affette da disturbi, garantendo così un accesso più rapido e semplice ai servizi. Gli enti sanitari nazionali e internazionali, insieme ai Governi africani, possono sostenere queste iniziative con i fondi e le attrezzature necessarie per incoraggiare i loro sforzi volti al raggiungimento dell’obiettivo: garantire un’adeguata sicurezza in materia di salute mentale.

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