Farhan Hadafo, dalla Somalia all’Italia per diventare un campione

Duecentoquarantaquattro seguaci nella pagina Facebook sono pochi per un atleta con l’energia di Farhan Hadafo, bronzo paralimpico nella corsa in carrozzina agli Europei di Berlino 2018. Mi colpisce subito un suo post, un video con una didascalia eloquente: “Le medaglie si vincono in allenamento, in gara si vanno solo a ritirare“. La frase di qualcuno che ha della stoffa.

Nel 2003, all’età di sei anni Farhan è costretto a lasciare la Somalia, Paese che amava (è bellissima, dice, piena di paesaggi splendidi, ma ha un sacco di problemi), dove aveva vissuto un’infanzia felice, per venire a operarsi in Europa.

Ha una paresi dalla nascita, pesa molto poco, le sue gambe fino a quel momento erano contratte e chiuse, causandogli dolore e difficoltà nelle azioni quotidiane. In Somalia nessun ospedale è adeguato alla serie di interventi che servono, quindi la sua famiglia (padre e madre e dieci figli) deve decidere la sistemazione migliore.

La scelta ricade quasi subito sull’Italia, dove abitano alcune zie di Farhan. Il viaggio è con un regolare aereo di linea, e gli interventi vanno bene. Farhan, pur muovendosi su una carrozzina (che sembra uscita da un film di Fast and Furious), non sente più dolore e si muove molto meglio di prima.

La famiglia di Farhan non ha particolari problemi a integrarsi. Il padre in Somalia era meccanico e in Italia continua la professione. Ha sempre insegnato a Farhan a essere autonomo e non arrendersi mai, superando qualunque ostacolo.

Il giovane si trova a suo agio nella nuova scuola (l’Istituto Comprensivo Manzoni), sia coi compagni che con gli insegnanti. I vari maestri di sostegno che lo prendono in carico si rivelano superflui (per modo di dire), dal momento che lui fa tutto da solo, anche quando è richiesta manualità (non ha la funzionalità totale delle mani). Non è uno studente modello, ma è sveglio e se la cava sempre.

È un ragazzino irrequieto che non sa stare fermo in un posto, stare in classe, con sei ore di lezione ogni mattina è qualcosa che gli va stretto. Ha bisogno di una valvola di sfogo e di sempre nuove sfide, nuovi ostacoli, quelli quotidiani non gli bastano più. La professoressa di ginnastica gli fa provare vari sport, ma lui si sente se stesso solo nella corsa, sui cento e i duecento metri.

Inizio di un allenamento, poco prima della partenza per Rio 2016

Comincia a pensare spesso alla corsa, ma non sa che diventerà un atleta. Finché un giorno non guarda alla tv le corse alla Paralimpiadi 2012. I corridori d’un tratto gli sembrano bellissimi e fortissimi.Si ritrova a pensare “se loro corrono, perché io no?“. La famiglia e gli amici di scuola (con lo sport se ne farà molti altri) lo hanno subito sostenuto e Farhan si è subito messo a lavorare per le qualificazioni di Rio 2016.

Riesce a prevalere su tutti non solo grazie all’impegno e al sacrificio, ma soprattutto per il sostegno delle persone affezionate a lui. A Torino erano tante. Dopo la qualifica in città si è scatenata una raccolta fondi per comprare una carrozzina da corsa. Rio è stato un grande sogno realizzato, anche grazie all’allenatore Manuele Lambiase, che ha una pluriennale esperienza con gli atleti paralimpici. Lavora ancora con Farhan, perché ha sempre creduto in lui.

Lambiase sa come tirare fuori il meglio dal ragazzo italo-somalo che mi racconta come sia stato difficile guadagnare il passaporto italiano e la maglia azzurra.

Nel 2016 sono stato il primo atleta paralimpico somalo ed è stato un grande onore per me. Ho fatto il mio record personale di 18 secondi e 45 primi nei 100 metri, però non è bastato a guadagnare la finale. Ero contento di aver battuto me stesso e spero di rifarlo in futuro. Ma il mio sogno era rappresentare l’Italia. Purtroppo non ho ottenuto il passaporto italiano in tempo. Ho avuto lo stesso problema l’anno dopo, nel 2017, quando mi era stato riconosciuto un premio, l’International Somali Arward, come riconoscimento per il mio sforzo come atleta della Somalia. La premiazione si teneva a Londra e non sono riuscito ad andare. Con la Brexit era interrotta la libera circolazione dall’Europa e mi è stato rifiutato il visto. Ma adesso ho passaporto italiano e sono cittadino italiano a tutti gli effetti.

Questo è stato l’episodio più triste nella vita di Farhan, che nel complesso è una persona felice e positiva. Dice di non aver mai avuto bisogno di uno psicologo. Gli bastavano gli amici e la forza di volontà per uscire dai momenti di crisi. A scatenare questi momenti sono (o meglio, erano) soprattutto gli incontri con persone che lui definisce “ignoranti e rozze“. Gente sconosciuta che gli dava carezze sulla testa chiamandolo “poverino“.

Ci ha messo tanto tempo a capire che non bisogna sprecare tempo con loro. “La gente ti giudica, ti mette dubbi” mi dice “ma io sono più intelligente e sveglio di loro, non hanno il potere di cambiare il mio destino. Io non abbasso mai la guardia“. Nel senso, capisco, che non si lascia intimidire e fa rispettare sempre la sua dignità.

Farhan “assaggia” la medaglia di bronzo 2018

Lo stesso discorso si può fare coi razzisti. “A Torino, personalmente non ho subito episodi di razzismo. Ma il Paese ha un problema. Io ho fiducia che l’Italia lo risolverà. Siamo tutti diversi, ma uguali“. Dice di star bene a Torino e che i servizi del Comune che lo segue funzionano, ma ancora bisogna togliere qualche barriera architettonica.

Se potesse farebbe cambiamenti nei trasporti, non solo in Italia ma anche nel mondo. A volte gli assistenti gli hanno fatto perdere dei pullman. Una volta, in scalo a Instanbul per tornare in visita in Somalia, ha atteso mezz’ora per essere tirato fuori dall’aereo. Tutti i passeggeri erano già scesi, persino le hostess non erano rimaste a fargli compagnia. Gli operatori avevano già cominciato a pulire l’interno come se lui non ci fosse.

Non è un comportamento da Paese civile. Se ci pensi le altre persone scendono dall’aereo tranquille, perché io devo aspettare così tanto?

Ritrova subito il sorriso, ricordando invece il momento più bello della sua carriera sportiva, gli Europei 2018.

Gli europei di Berlino sono stati importanti a livello personale, ho vinto la mia prima medaglia. Un bronzo che significava molto per me. Un traguardo importante, per cui mi sono allenato giorno dopo giorno.

Il prossimo traguardo è Tokyo 2021. Farà di tutto per portare a casa una medaglia, lo scontro si preannuncia acceso con gli americani che sono favoriti. Ma Farhan è sulla strada giusta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.